Denunciato il sistema degli appalti nella moda. Il sindaco convoca tavolo con i committenti
Oltre un migliaio di persone ha sfilato oggi per le strade di Prato nella manifestazione organizzata da Sudd Cobas, insieme al collettivo di fabbrica ex GKN e agli operai della stireria L’Alba Srl, per chiedere maggiori tutele, diritti e dignità per tutti i lavoratori della filiera del Made in Italy.
Al centro della protesta, la vicenda dei 18 lavoratori della L’Alba Srl di Montemurlo – quasi tutti di origine afgana e bengalese – che stavano scioperando per difendere il proprio posto di lavoro e i diritti sindacali conquistati dopo mesi di lotta. Un episodio gravissimo ha scosso la città: gli stessi lavoratori sono stati aggrediti fisicamente, presi a calci e pugni da altri dipendenti dell’azienda.
“È scandaloso che, in un Paese civile, operai che scioperano per i propri diritti vengano pestati davanti ai cancelli di una fabbrica”, ha dichiarato Luca Toscano, portavoce di Sudd Cobas, durante il corteo.
Il corteo ha attraversato le vie della città fino al Palazzo dell’Industria, simbolo del distretto tessile pratese. Migliaia i partecipanti, tra cui moltissimi lavoratori migranti, sostenuti da esponenti di diverse forze politiche: Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi-Sinistra, Potere al Popolo e Toscana Rossa, con la presenza della candidata alla presidenza della Regione Antonella Bundu.
Uno degli aspetti più discussi della giornata è stata la totale assenza dei sindacati confederali CGIL, CISL e UIL, che non hanno partecipato né espresso pubblicamente solidarietà alla mobilitazione. Una scelta che ha provocato forte indignazione tra i manifestanti.
“I confederali si sciacquano la bocca parlando di accoglienza e diritti per i migranti, ma quando questi migranti lottano davvero, vengono abbandonati”, hanno denunciato alcuni manifestanti. “Noi non ci fermeremo: torneremo in piazza anche davanti alle vetrine dei grandi marchi del lusso, che si arricchiscono sulla pelle degli ultimi”
I manifestanti hanno denunciato l’intero sistema produttivo del Made in Italy, in cui gli operai lavorano spesso in condizioni di sfruttamento estremo, tra turni di 12 ore, salari da fame e assenza di tutele.
“Il prezzo più alto non lo paga il cliente, ma chi lavora dietro le quinte. Il sistema moda italiano è costruito su una catena di subappalti che scarica i costi sul lavoro vivo”, hanno aggiunto i lavoratori.
Alla manifestazione ha preso parte anche il sindaco di Montemurlo, Simone Calamai (PD), che ha annunciato la convocazione per martedì prossimo di un tavolo istituzionale con i committenti dell’azienda L’Alba, per affrontare la vicenda. “Chi siederà a quel tavolo dovrà dire chiaramente no allo sfruttamento, ai ricatti e alla violenza. Voglio mettere insieme tutti i soggetti che credono in una filiera trasparente, sana e rispettosa della legalità”, ha spiegato Calamai. “Il distretto pratese non è terra d’illegalità, ma non possiamo più tollerare queste situazioni.”

Il tavolo, ha precisato il sindaco, non sarà una trattativa sindacale, ma un confronto istituzionale per costruire soluzioni concrete a tutela dei lavoratori.
Durante la manifestazione sono arrivate anche accuse pesanti al Governo, colpevole – secondo i partecipanti – di aver bloccato la legge sul salario minimo, tagliato i fondi all’ispettorato del lavoro e liberalizzato gli appalti, favorendo un sistema di sfruttamento diffuso.

“Ogni volta che rinunciamo a una spesa, a una cura, a causa dei salari da fame, è violenza. Non solo quella che si vede, ma quella che viviamo ogni giorno”, ha affermato un’operaia al megafono.
Sudd Cobas ha annunciato nuove azioni, anche davanti alle boutique dei grandi marchi della moda, denunciando le loro responsabilità dirette nel mantenere attivo un sistema fondato sullo sfruttamento della manodopera migrante.

In chiusura, il corteo ha intonato lo slogan “Palestina libera!”, a testimonianza della volontà di unire le lotte per i diritti dei lavoratori con quelle per la giustizia internazionale e l’autodeterminazione dei popoli.
Red
