Università, certificati falsi e DURC agevolati: chi ha segnalato il sistema ora è sotto pressione
Una frode da oltre 300 mila euro, un ente nel caos, lettere “ambigue” recapitate a chi ha scoperto tutto, sindacalisti accusati per aver fatto il proprio dovere, e vertici che restano in silenzio. Alla Cassa Edile di Napoli esplode un caso che va ben oltre la cronaca giudiziaria e apre interrogativi sulla trasparenza, la legalità e il clima interno all’ente.
Secondo l’inchiesta della Procura della Repubblica di Napoli, affidata alla Guardia di Finanza, sarebbero oltre 180 le pratiche scoperte di un sistema truffaldino che ha consentito l’accesso illecito a premi di natalità e di laurea. Il danno stimato supera i 300 mila euro.
Le indagini hanno fatto emergere l’uso sistematico di documenti falsi, tra cui certificati anagrafici, medici, codici fiscali e attestati di laurea contraffatti intestati a persone inesistenti o con dati inventati. I titoli di studio risultavano riferiti a università reali come la Federico II, la Parthenope, Pegaso e Vanvitelli, ma erano digitalmente alterati.
L’inchiesta ha preso il via grazie alla segnalazione di un operaio, raccolta da Giuseppe Mele, segretario generale della Fillea CGIL di Napoli. Da lì sono partiti i controlli incrociati che hanno portato a galla lo scandalo, condotti con rigore e dedizione da tre impiegate dello sportello operai: Stella Vetrano, Anna Rodriquez e Cristina Scognamiglio.
Il loro lavoro è stato decisivo. Hanno collaborato attivamente con le autorità, verificato i documenti e contribuito alla ricostruzione del sistema fraudolento. Ma, paradossalmente, proprio loro sono finite sotto accusa.
Le tre impiegate hanno ricevuto una “lettera di sensibilizzazione” che, pur non essendo un provvedimento disciplinare formale, è stata vissuta come un atto punitivo e intimidatorio. Una sorta di richiamo firmato dal direttore uscente Mattia D’Acunto su mandato del presidente Rudy Girardi e del vicepresidente Valerio Medici.
La stessa lettera è stata inviata anche a D’Acunto, in un inquietante gioco di specchi che lascia molte domande aperte: perché il presidente e il vicepresidente della Cassa Edile di Napoli hanno notificato una lettera a D’Acunto? Perché D’Acunto ha poi firmato lettere con contenuti quasi identici per le tre dipendenti? Perché la lettera non è stata invece firmata dal nuovo direttore Diego Vivarelli, come sarebbe stato logico e previsto dalle prassi? È un tentativo di “alzare fumo con la manovella”? Di trovare capri espiatori interni mentre fuori infuria l’inchiesta? E soprattutto: perché questa lettera è stata redatta solo dopo la notizia dell’indagine della Procura e della Guardia di Finanza?
A fare chiarezza è intervenuta la società di revisione Baker Tilly Revisa S.p.A., incaricata di esaminare i conti e le procedure interne. La relazione è netta: nessun danno patrimoniale e nessuna anomalia nelle procedure.
Con questa affermazione, la revisione contabile smentisce categoricamente le accuse, cancella ogni ipotesi di responsabilità e discolpa completamente Vetrano, Rodriquez e Scognamiglio. Ma c’è di più: la relazione smentisce, nei fatti, la legittimità della lettera di sensibilizzazione, svuotandola di qualsiasi fondamento oggettivo.
È stata inoltre la stessa società di revisione a pretendere l’invio degli atti alla Procura, arrivando – secondo fonti riservate – a minacciare il blocco dell’approvazione del bilancio 2024 in caso di inerzia.
Davanti a questo scenario, la stragrande maggioranza dei dipendenti della Cassa Edile di Napoli ha firmato una nota di solidarietà alle tre colleghe. Un documento forte, sentito, privo di ambiguità.
“Noi, sottoscritti dipendenti della Cassa Edile di Napoli, sentiamo il dovere morale e civile di esprimere piena e convinta solidarietà alle colleghe Stella Vetrano, Anna Rodriquez e Cristina Scognamiglio, oggetto, negli ultimi giorni, di un trattamento che riteniamo profondamente ingiusto e inaccettabile – scrivono i dipendenti della Cassa Edile di Napoli – Le colleghe hanno svolto il proprio lavoro con scrupolo, onestà e senso del dovere, contribuendo in modo determinante a far emergere una truffa grave ai danni dell’Ente, e quindi dell’intero sistema bilaterale e della collettività dei lavoratori e delle imprese oneste. Un comportamento che andrebbe valorizzato, sostenuto e tutelato, e non certo messo in discussione attraverso strumenti ambigui come le cosiddette ‘lettere di sensibilizzazione’, che appaiono – nei fatti – come un vero e proprio atto punitivo ed intimidatorio. Chiunque abbia a cuore il bene comune deve sentirsi al loro fianco”
Una presa di posizione chiara, a cui non hanno aderito però Raffaele Lanzetta (figlio del segretario generale della Feneal Uil Andrea Lanzetta), nè il rappresentante sindacale aziendale della Filca Cisl, Pasquale Del Solio, figlio di Raffaele (ex segretario generale della Filca Cisl), né gli iscritti della Filca Cisl. Una scelta di campo che pesa vista la posizione delicata delle due sigle sindacali. Una scelta che non sorprende considerata la vasta diffusione di familismo.
Negli ultimi mesi sono emersi fatti molto gravi che coinvolgono rappresentanti sindacali, fatti che andrebbero chiariti. Carmine Parlato (Feneal Uil) si è dimesso improvvisamente dalla Cassa Edile a seguito di un’inchiesta interna riguardante le rateizzazioni e dilazioni contributive vantaggiose concesse ad alcune imprese inadempienti. Francesco Nogaretto (Filca Cisl), tecnico informatico, si è dimesso(o è stato dimissionato?) dalla sua organizzazione sindacale poco dopo lo scoppio dello scandalo delle lauree e dei documenti anagrafici falsi modificati a livello digitale. Entrambi i casi restano circondati da ombre e ipotesi, con l’uso del condizionale ancora d’obbligo. Ma la domanda resta: è stata fatta chiarezza pubblica?
Le tre lavoratrici, intanto, hanno attivato azioni legali per difendere i propri diritti e la tutela della loro immagine e professionalità.
E non finisce qui. Il segretario della Fillea CGIL, Giuseppe Mele, che ha innescato entrambe le indagini, è stato oggetto di una nota critica firmata dai segretari generali di Filca Cisl e Feneal Uil, inviata ai vertici nazionali della CGIL. Un’accusa quantomeno curiosa e singolare, se si considera che è proprio grazie a Mele se la truffa è venuta alla luce.
Mentre la Procura continua il suo lavoro e la Guardia di Finanza intensifica le verifiche, l’ente è spaccato tra chi difende la legalità e chi preferisce il silenzio. Chi ha denunciato rischia provvedimenti. Chi ha favorito pratiche discutibili resta intoccabile. Che tipo di sistema bilaterale vogliono costruire? Un sistema che isola chi difende la trasparenza o uno che premia chi lavora onestamente? Questa è la domanda – politica, morale e sindacale – che oggi pesa come un macigno sulla Cassa Edile di Napoli.
Alma
