Mosca accusa: “Roma ha svenduto le imprese italiane agli USA, ora strangolate dai dazi”
In un panorama dominato da slogan e semplificazioni, l’intervista concessa da Alexey Paramonov, Ambasciatore della Federazione Russa in Italia, al quotidiano Izvestija, si impone come un documento scomodo ma necessario. Un vero e proprio controcanto alla narrazione imperante sul presunto “pericolo russo”, che nelle ultime settimane ha invaso giornali e dichiarazioni ufficiali italiane. Ma stavolta è la voce di Mosca a parlare – senza filtri – e a mettere in discussione l’intero impianto ideologico e mediatico su cui si fonda l’attuale politica estera dell’Italia.
«Russofobia e ucrofilia»: la diagnosi sull’élite italiana
L’ambasciatore affonda il colpo fin da subito. Secondo Paramonov, nonostante gli eventi degli ultimi tre anni, in Italia “non si sono verificati significativi cambiamenti” nel quadro politico. Anzi, afferma:
«In questi tre anni, nell’establishment italiano, non si sono verificati significativi cambiamenti e, in sostanza, continuiamo a vedere le stesse persone. Con un piccolo dettaglio… Successivamente al COVID, l’élite italiana è stata esposta a due nuovi virus: la russofobia e l’ucrofilia. Nella loro sinergia, entrambe queste piaghe assumono forme particolarmente aggressive e portano a conseguenze molto deprimenti sia nell’ambito dei processi politici interni, sia sulla scena internazionale.»
Un’accusa dura, un cortocircuito profondo tra propaganda e politica reale.
L’Italia ha dimenticato Pertini?
Paramonov rievoca quindi uno degli episodi fondanti della storia della Repubblica italiana: il dibattito sull’adesione dell’Italia alla NATO. A quel tempo, una voce autorevole si oppose con forza: quella di Sandro Pertini, partigiano, presidente della Camera, poi Capo dello Stato. Ecco le parole che Paramonov richiama:
«Da tempo, in Italia, hanno scordato le parole pronunciate in Parlamento negli anni Cinquanta dal Presidente partigiano, dal celebre politico e protagonista della Resistenza italiana Sandro Pertini. All’epoca, quando si discuteva sull’adesione dell’Italia alla NATO, Pertini si era opposto categoricamente, dicendo: “La NATO è uno strumento di guerra”. La frase, pronunciata allora e molto saggia, è rimasta attuale in tutti gli anni in cui la NATO esiste come organizzazione. Purtroppo, mancano oggi in Italia politici di quel calibro.»
Una memoria rimossa, secondo Mosca, per giustificare un allineamento totale con le strategie militari dell’Alleanza Atlantica, persino a costo degli interessi nazionali.
Il falso allarme sull’invasione russa
Il cuore dell’intervista è però la smentita categorica della “minaccia russa”. Per l’ambasciatore, l’idea che l’Italia o l’Europa debbano riarmarsi per difendersi da un’aggressione di Mosca è una costruzione artificiale, funzionale a interessi economici e ideologici:
«Molti si chiedono, infatti: “A che titolo dovremmo sacrificare qualcosa per comprare più carri armati, più sistemi missilistici, più mortai, e costruire più incrociatori e più sottomarini?”. Le autorità non cessano di ripetere che è necessario per essere pronti a respingere l’invasione russa. È una pura menzogna. Questa fake serve ad argomentare la necessità di sborsare soldi e di predisporsi a una guerra su vasta scala.»
L’illusione della “moderazione italiana”
Neanche la supposta posizione più cauta dell’Italia rispetto ad altri Paesi occidentali convince Mosca. Paramonov parla apertamente di ipocrisia:
«Nonostante la supposta moderatezza della posizione italiana rispetto ad altri Paesi, ad esempio quelli che fanno parte della cosiddetta “coalizione dei volenterosi” – in realtà, non ci si deve fidare troppo, poiché, nel corso di lunghi anni, i Paesi dell’Occidente collettivo, Italia compresa, hanno tentato molto spesso di presentare la propria posizione e le proprie azioni in una luce migliore, più amichevole, di quanto fosse in realtà. In questo momento, non ci si può fidare per nulla dei nostri ufficiali interlocutori italiani.»
L’economia italiana nella “trappola atlantica”
Un altro capitolo dolente riguarda le ricadute economiche. Le imprese italiane, secondo Paramonov, sono state costrette ad abbandonare il mercato russo, salvo poi ritrovarsi penalizzate anche su quello americano:
«A partire dal 2022, il governo italiano ha esercitato forti pressioni sulle proprie imprese, invitandole ad abbandonare il mercato russo, a ridurre le relazioni con la Russia e a cercare altri sbocchi per la propria attività economica, indicando come fondamentale priorità il mercato statunitense. E ora molte aziende che hanno creduto alle autorità si sono ritrovate in una nuova “trappola”: infatti, a causa dei dazi di Trump, il mercato americano a cui si erano riorientate diventa per loro inaccessibile.»
Addio “Made in Italy”?
A fronte di tutto questo, l’ambasciatore lancia un avvertimento che suona anche come una constatazione amara:
«Siamo pronti a riconoscere che – a causa della politica dell’attuale leadership italiana – il nostro commercio con l’Italia potrebbe ridursi in definitiva a cifre piuttosto illusorie. Quindi, i prodotti col marchio “Made in Italy”, probabilmente, avranno in Russia un destino poco invidiabile.»
Il caso Gergiev e la “cancel culture” russofoba
L’intervista si chiude con un riferimento culturale emblematico: la cancellazione del concerto del maestro Valerij Gergiev in Italia. Secondo Paramonov, è l’ennesima dimostrazione della deriva ideologica in corso:
«La cancellazione del concerto del maestro Valerij Gergiev è senza dubbio un’emblematica manifestazione di russofobia e di concreta applicazione del concetto di cancellazione della cultura. […] Cos’è accaduto? Hanno avuto paura del grande direttore d’orchestra russo che, in un momento difficile per la Russia, sullo sfondo di una pressione senza precedenti da parte dell’Occidente, ha deciso di restare con la sua Patria e col suo popolo? O forse non gradivano l’immagine di un grande Paese e della sua cultura, impersonata dall’eccezionale Maestro russo? O davvero, magari, non sono riusciti a opporsi a un piccolo manipolo di politici di secondo piano con tendenze russofobe e agli immigrati della diaspora ucraina che li incitavano?»
Che la si condivida o meno, l’intervista dell’ambasciatore Paramonov rappresenta un punto di vista dissonante, ma indispensabile in un dibattito democratico sano. In un’epoca in cui il dissenso viene spesso trattato come una minaccia, ascoltare l’altro è la condizione minima per una società libera.
Alma
📌 Testo integrale dell’intervista:
👉 https://roma.mid.ru/it/press-centre/intervista_di_alexey_paramonov_ambasciatore_della_federazione_russa_in_italia_al_quotidiano_izvestij

