Quando la cultura diventa ponte e terreno fertile per nuove idee
Nato a Casoria nel 1945, Enzo Marino è un artista poliedrico e inquieto, capace di trasformare l’arte in un atto vitale che trascende tecniche, confini e generazioni. Pittore, scultore, scrittore e performer, la sua lunga carriera si è sviluppata lungo un percorso internazionale che lo ha visto protagonista in Europa, Sudamerica, Asia e Nordafrica. Conosciuto per una ricerca estetica definita “cognitivo-connettiva”, Marino sospende la figura umana in un tempo indefinito, un limbo tra essere e non-essere, mettendo in scena il dramma e la bellezza dell’esistenza.
Viaggi e contaminazioni culturali
Le prime esposizioni di Marino a Napoli, nelle suggestive cornici di San Domenico Maggiore e dell’Orto Botanico, furono solo l’inizio di un lungo viaggio artistico. Ha lasciato il segno in India, Messico, Uruguay, Argentina, Colombia, Germania, Austria, Cina e Giordania, realizzando murales e partecipando a importanti progetti come “Napoli 50/80”, “2 Paìses 1 Tiempo: China-México” e “Euro-India”.
Marino ha dato vita a La scintilla dell’ingegno, rassegna che nel tempo si è trasformata in un appuntamento internazionale, capace di mettere in dialogo artisti provenienti da tutto il mondo. «Seminare cultura e impollinare i territori», sintetizza lui stesso, evidenziando il suo impegno costante per la diffusione della cultura a livello locale e globale.
Sperimentare per non fermarsi
Non un semplice autore, ma un ricercatore instancabile, Marino ha dato vita a tecniche innovative e personali, come le “Alaniline”, le “Tempere fuse”, la “Rollerpainting”, le “Graffisculture”, le “Endosculture” e le “Sculture performative”. «Non seguo le mode, faccio l’arte che esce dalla mia pancia. Ho qualcosa da dire e lo dico, semmai con tecniche diverse», spiega con sincerità.
Questa volontà di rinnovamento permanente nasce dalla necessità di esprimere la complessità della condizione umana, sospesa in una dimensione di liminarità che sfugge alla rappresentazione classica.
L’uomo e la militanza: arte e impegno sociale
Il percorso di Marino non si limita all’arte. Negli anni ’70, grazie all’insistenza della madre, viene assunto come impiegato all’Alfa Sud di Pomigliano d’Arco e subito diventa delegato sindacale FIOM-CGIL, difensore dei diritti dei più deboli e convinto socialista. La sua militanza nasce anche da un episodio cruciale, quando, mentre leggeva il quotidiano socialista L’Avanti, fu provocato da un gruppo di fascisti a Napoli. «In fabbrica mi sono formato, è lì che ho capito chi ero e dove stare», ricorda.
Questa dimensione politica e sociale ha sempre accompagnato la sua arte, rendendola una forma di testimonianza e di resistenza contro la mediocrità e le ingiustizie. «Gli attuali politici mi fanno pena in special modo gli onniscienti e i tracotanti», dice senza giri di parole, «ma l’arte deve circolare, la cultura deve essere libera!».
Colori e apparenze: l’illusione dell’occhio e il filtro dell’anima
Uno dei temi più suggestivi nel pensiero di Marino riguarda la percezione del colore e delle apparenze. «Il colore non esiste», afferma, «L’uomo all’origine era acròmate ma con un embrione di cervello atto a processi creativi. Egli creò le forme per selezionare e catalogare il percepibile e poi s’inventò i colori per completare la distinzione tra i singoli elementi. Tutto annotato armonicamente nel DNA che, ancora oggi, noi possediamo . I colori sono illusioni». Questa riflessione rompe con l’idea tradizionale dell’arte come mera rappresentazione visiva, proponendo invece un’arte che sospende le apparenze e invita a guardare oltre.
Per lui, il colore è un linguaggio, ma anche un filtro che la mente costruisce a partire dalle esperienze e dalle emozioni. L’opera d’arte diventa così uno spazio dove la realtà visiva si dissolve per lasciare emergere il senso nascosto dentro le forme. « La cosa fantastica è che l’uomo d’oggi, non solo è portatore del patrimonio creativo dei primordi, ma è egli stesso strumento creatore istantaneo di tutto quello che lo circonda. In poche parole: Ognuno di noi è un artista che dipinge i colori della propria vita», spiega. L’arte è dunque un viaggio cognitivo e connettivo, un ponte tra ciò che siamo e ciò che potremmo essere.
Umanità, morte e il coraggio di restare vivi
L’umanità è al centro della ricerca di Marino. La sua arte degli ultimi anni è popolata da figure che incarnano gioia, malinconia, inquietudine e tenerezza — i molteplici volti della vita reale, che lui ama frequentare e raccontare.
Sul tema della morte ha un atteggiamento lucido: «Non ho paura di morire, temo solo la perdita dell’autonomia». E la vecchiaia? «Bisogna progettare, confrontarsi, essere temerari, militanti. Solo così si resta vivi e non si invecchia».
Un’eredità che va oltre l’arte
Il Maestro Enzo Marino è un punto di riferimento per la cultura, non solo nella sua terra, Casoria, ma nel mondo. Recentemente gli è stato conferito il Cavalierato alla Carriera Artistica, un tributo alla sua straordinaria capacità di essere artista, uomo e promotore culturale. Un uomo sensibile che ha vissuto l’arte come una forma di libertà, militanza e amore.
Ciro Crescentini

