Un colossale trasferimento di ricchezza pubblica verso le industrie degli armamenti. Il nemico? Vladimir Putin, ancora una volta dipinto come lo spauracchio che giustifica tutto: debiti, tagli, sacrifici sociali.
Al vertice NATO di oggi all’Aja, i governi europei hanno ufficialmente avviato una nuova corsa al riarmo. Con il pretesto di una “minaccia russa imminente”, l’Alleanza ha fissato l’obiettivo di portare le spese militari al 5% del PIL entro il 2035. Un colossale trasferimento di ricchezza pubblica verso le industrie degli armamenti. Il nemico? Vladimir Putin, ancora una volta dipinto come lo spauracchio che giustifica tutto: debiti, tagli, sacrifici sociali.
IL COPIONE È CHIARO: GUERRA INVENTATA, PROFITTI GARANTITI
Il presidente francese Emmanuel Macron ha pubblicato un messaggio chiaro su X: “Di fronte a una Russia aggressiva e revisionista, l’Europa deve riarmarsi”. Ma non c’è alcuna invasione in corso dell’Europa occidentale, nessun attacco a Berlino, Parigi o Roma. Solo una narrazione tossica, utile a una cosa sola: far ripartire la macchina della guerra. A volerla, sono i governi, i produttori di armi, le lobby e il solito “ombrello” americano guidato da Donald Trump, che al vertice ha minacciato apertamente chi non spende abbastanza: “Fuori chi non paga”.
MELONI FIRMA E SCARICA IL CONTO SUI FIGLI
Anche l’Italia ha sottoscritto tutto, senza fiatare. Giorgia Meloni ha accettato un impegno da oltre 400 miliardi di euro per le spese militari da qui al 2035, senza spiegare come verranno coperti. Niente nuove entrate, niente aumento delle tasse? Il rischio è un altro: sanità, scuola, welfare ridotti all’osso per finanziare missili, carri armati e basi NATO. E come se non bastasse, la premier ha precisato che gli effetti concreti del piano scatteranno solo dopo il 2026, cioè a carico dei governi futuri e delle prossime generazioni.
Un comportamento che molti definiscono vigliacco e irresponsabile, perché carica tutto sulle spalle di chi verrà dopo. Un tradimento sociale, fatto nel silenzio, senza alcun dibattito pubblico e fuori da ogni controllo parlamentare.
LE LOBBY RINGRAZIANO, I CITTADINI PAGANO
Il vero vincitore del vertice è il comparto industriale della difesa. Le aziende belliche europee e americane già festeggiano in Borsa. Mentre i cittadini europei si preparano a nuove ondate di austerità, tagli ai servizi, sacrifici imposti in nome della sicurezza. Una sicurezza che, nei fatti, non difende né la salute né la dignità delle persone. Ma protegge solo gli interessi strategici di chi le guerre le produce e le vende.
NESSUNO PARLA DI PACE
Al vertice NATO non si è parlato di diplomazia, di disarmo, di cooperazione. Solo spese, armi, produzione militare. Nessuno ha chiesto un bilancio sulla guerra in Ucraina. Nessuno ha ricordato che più armi non hanno mai portato alla pace. Anzi, l’Europa oggi sceglie di farsi campo di battaglia, pur di restare agganciata al carro statunitense.
COSA RESTA DOPO L’AJA
- 5% del PIL per la guerra: un piano che svuoterà le casse pubbliche
- Meloni firma e non spiega: silenzio su coperture e tagli
- La pace non interessa: solo armi, senza alternative
- Il conto lo pagano i cittadini: oggi i più poveri, domani i nostri figli
Dietro lo spauracchio della “Russia alle porte” c’è un progetto preciso: riarmare l’Europa per arricchire chi vende guerra. Non ci stanno difendendo. Ci stanno raccontando una storia utile solo a giustificare il saccheggio dei diritti sociali. La vera minaccia non viene da Mosca, ma dai palazzi in cui oggi si è decisa una guerra contro il nostro futuro.
Red

