Il cordoglio cancellato per punire chi ha osato dire la verità su Gaza.
Nel giorno della morte di Papa Francesco, mentre il mondo intero si univa nel dolore per la perdita di un simbolo universale di pace, il governo israeliano ha compiuto un gesto spregevole, che resterà come una macchia indelebile sulla sua già compromessa reputazione internazionale.
Il ministero degli Esteri ha ordinato alle ambasciate israeliane di cancellare i post ufficiali di cordoglio dedicati al Pontefice. Il messaggio, pubblicato poche ore prima su X, Instagram e Facebook, recitava semplicemente: “Riposa in pace, Papa Francesco. Che la sua memoria sia una benedizione”. Parole sobrie, doverose, rispettose. Ma per Israele, evidentemente, anche il rispetto per i morti è una variabile politica.
La vergogna si è consumata in silenzio. Una direttiva interna, senza spiegazioni, ha imposto l’eliminazione del messaggio in tutto il mondo, provocando lo sconcerto e la rabbia di numerosi diplomatici. L’imbarazzante giustificazione data al Jerusalem Post? “Il tweet è stato pubblicato per errore”. Un insulto all’intelligenza, prima ancora che alla dignità.
La realtà è ben più grave. Secondo fonti israeliane, la cancellazione è stata una reazione deliberata alle recenti parole di Papa Francesco sulla Striscia di Gaza: “Non è in corso una guerra, è crudeltà”, aveva denunciato il Pontefice, parlando apertamente di bambini bombardati, civili mitragliati e di una situazione che “assomiglia a un genocidio”.
E allora ecco la rappresaglia. Fredda, calcolata, vendicativa. Un gesto che va ben oltre la polemica diplomatica: è la prova plastica dell’incapacità di Israele di accettare qualunque forma di critica, anche se proviene dalla voce più autorevole della pace nel mondo. Anche se si tratta del Papa.
Ma questo gesto non passerà inosservato. Al contrario, contribuirà ad alimentare ulteriormente l’isolamento internazionale di Israele, sempre più percepito come uno Stato che agisce fuori da ogni norma morale e civile. Uno Stato che risponde alla verità con la censura, e alla giustizia con il disprezzo.
Un Paese che cancella un messaggio di cordoglio per vendetta politica non si comporta da democrazia: si comporta da Stato terrorista. E chi continua a giustificare questo tipo di azioni, voltandosi dall’altra parte, si rende complice di un sistema che calpesta ogni valore umano.
La memoria di Papa Francesco resterà viva tra chi continua a credere in un mondo migliore. Israele, invece, continuerà a perdere credibilità e a isolarsi sempre di più.
E arrivano le prime reazioni politiche. “Che Netanyahu e la sua cricca di fanatici al governo non avessero rispetto per i vivi lo abbiamo constatato nell’ultimo anno e mezzo con il genocidio a Gaza, ma qui si va oltre: calpestano persino il ricordo dei morti. Cancellare i post di condoglianze per la scomparsa di Papa Francesco è un comportamento da Stato canaglia, un oltraggio alla memoria, una ferita indelebile per Israele“, così in una nota Gaetano Pedullà, europarlamentare del Movimento 5 Stelle.
“In politica dovrebbe essere normale, e anzi sano, dissentire e avere opinioni diverse, ma senza mai perdere di vista la bussola dei valori umani, questi sconosciuti nel governo israeliano. Papa Francesco è stato un testimone scomodo degli orrori commessi dall’esercito israeliano e non ha mai lesinato denunce e critiche contro la sistematica violazione dei diritti umani del popolo martoriato in Palestina. Ecco – conclude Pedullà – perché gli fanno la guerra anche da morto, una vergogna assoluta che dimostra quanto meschini siano gli attuali governanti di Israele”.
Red

