Analisi e soluzioni per tutelare le imprese contro le infiltrazioni mafiose
L’interdittiva antimafia rappresenta uno degli strumenti più potenti per contrastare l’infiltrazione delle organizzazioni criminali nel tessuto economico e commerciale del nostro paese. Tuttavia, come emerso nel recente incontro tenutosi presso la sede dell’Acen (Associazione Costruttori Edili di Napoli), questo strumento non è privo di controindicazioni, specialmente per gli imprenditori che si ritrovano coinvolti in procedimenti che potrebbero mettere a rischio la loro attività e il futuro delle loro aziende.
L’incontro, che ha visto la partecipazione di esperti del settore e delle forze dell’ordine, ha fornito un’importante occasione di riflessione su come migliorare l’uso dell’interdittiva antimafia, rendendo il sistema più efficace ma al tempo stesso giusto ed equo. A fare gli onori di casa è stato il presidente dell’Acen, Angelo Lancelotti, che ha introdotto il dibattito insieme a una serie di personalità di spicco, tra cui il prefetto di Napoli Michele Di Bari, il generale dei Carabinieri Biagio Storniolo, l’ex procuratore generale vicario Aldo De Chiara e l’assessore Antonio De Jesu.
Il prefetto Di Bari ha evidenziato che, nel corso del 2024, sono state emesse 203 interdittive antimafia a Napoli, di cui solo una è stata annullata. Questo dato, ha spiegato il prefetto, dimostra la solidità delle motivazioni alla base di queste misure, che sono frutto di un lungo e attento processo di analisi condotto da un gruppo interforze dedicato. Nonostante il loro impatto, infatti, le interdittive antimafia rappresentano uno strumento fondamentale per proteggere il mercato e la legalità, espungendo temporaneamente dal circuito economico quelle imprese che si sono rivelate infiltrate dalla criminalità organizzata.
Tuttavia, come ha sottolineato Angelo Lancelotti, le interdittive antimafia, pur essendo strumenti indispensabili per contrastare l’economia grigia, devono essere utilizzate con cautela. “Il rischio è che un’azienda che non ha realmente alcuna connessione con la criminalità possa subire danni irreparabili a causa di un’errata applicazione di queste misure”, ha detto il presidente dell’Acen, indicando l’importanza di una gestione prudente e attenta del sistema. Lancelotti ha poi discusso della necessità di migliorare gli strumenti esistenti, come le white list, che dovrebbero garantire alle imprese oneste un ambiente protetto e competitivo.
Un tema centrale dell’incontro è stato proprio l’impatto dell’interdittiva antimafia sui lavoratori e sugli imprenditori. Se, da un lato, lo strumento serve a tutelare il mercato e a mantenere la legalità, dall’altro può avere ripercussioni devastanti su chi ha investito tutta la propria vita in un’azienda, rischiando di vederla chiusa o messa fuori gioco. Lancelotti ha posto l’accento sulla necessità di un dialogo tra le amministrazioni appaltanti e gli imprenditori colpiti da interdittive, affinché possano essere valutate soluzioni alternative come il controllo giudiziario o il controllo volontario.
Il generale Biagio Storniolo ha, infine, ribadito la necessità di un contrasto deciso alle estorsioni, un fenomeno che purtroppo ancora affligge molte realtà imprenditoriali. “Le estorsioni vanno combattute con ogni mezzo”, ha detto, sottolineando che le forze dell’ordine sono al fianco degli imprenditori e pronti a supportarli in questo difficile percorso.
In conclusione, il convegno ha offerto spunti di riflessione sul delicato equilibrio tra la necessità di contrastare la criminalità organizzata e la tutela delle imprese oneste. Le interdittive antimafia sono uno strumento prezioso per preservare l’integrità del mercato, ma è essenziale che vengano applicate in modo ponderato e giusto, per evitare di danneggiare chi, lontano dalla criminalità, contribuisce ogni giorno alla crescita dell’economia legale.
Red
