Nonostante la situazione di grave disordine, l’assessore al bilancio del Comune di Napoli, Pier Paolo Baretta, ha reagito con durezza criticando i professionisti, come commercialisti e avvocati, che avevano assistito i cittadini nei loro ricorsi contro l’azienda partecipata
Il Comune di Napoli si trova oggi al centro di una controversia legata alla riscossione dei tributi locali e delle sanzioni non pagate, con un caso che ha sollevato forti dubbi sulla legittimità delle sue operazioni e rischiato di compromettere gravemente le finanze cittadine. La vicenda è emersa grazie all’articolo di Raffaele Ambrosino su Stylo24, che ha rivelato come il Comune abbia affidato la riscossione a Municipia S.p.A., una società che, a sua volta, ha delegato tali attività a Napoli Obiettivo Valore, una controllata che non era iscritta all’albo ministeriale per le società di riscossione e non possedeva il capitale sociale minimo previsto dalla legge.
La scoperta ha messo in evidenza l’impreparazione e la negligenza dell’amministrazione comunale, che, nel momento in cui ha preso queste decisioni cruciali, ha di fatto messo a rischio la validità delle cartelle esattoriali emesse. Decine di cittadini hanno intrapreso ricorsi contro queste cartelle, mettendo in discussione la legittimità delle operazioni di riscossione e provocando un clima di incertezza e frustrazione. La responsabilità politica, dunque, ricade direttamente sull’amministrazione comunale, che ha delegato a una società non conforme a tutte le normative richieste, aprendo la strada a una serie di problematiche legali e finanziarie per i cittadini e per l’intero Comune.
Le Critiche e il Rifiuto delle Responsabilità
Nonostante la situazione di grave disordine, l’assessore al bilancio del Comune di Napoli, Pier Paolo Baretta, ha reagito con durezza criticando i professionisti, come commercialisti e avvocati, che avevano assistito i cittadini nei loro ricorsi contro Napoli Obiettivo Valore. Una posizione che, anziché riconoscere le responsabilità dell’amministrazione, ha puntato il dito contro chi cercava di tutelare i diritti dei contribuenti, contribuendo a esacerbare il conflitto tra cittadini e istituzioni.
Nel frattempo, la legittimità delle operazioni di Napoli Obiettivo Valore è stata oggetto di esame da parte della Corte di Cassazione, la quale avrebbe dovuto esprimersi sulla questione. Ma mentre si attendeva il pronunciamento, la politica ha deciso di intervenire con una mossa che ha suscitato non poche polemiche. Il Senato ha infatti approvato un emendamento al decreto «Milleproroghe», che consente alle società come Napoli Obiettivo Valore di continuare a operare regolarmente, concedendo loro 180 giorni per mettersi in regola con i requisiti necessari. Ancora più controverso è stato il carattere retroattivo dell’emendamento, che ha sanato la legittimità delle cartelle già emesse.
Un Salvataggio Contestato: La Politica e le Responsabilità
Questa mossa, che ha salvato de facto le finanze del Comune di Napoli, ha sollevato polemiche sia a livello politico che giuridico. Commercialisti e avvocati hanno già annunciato ricorsi alla Corte per contestare proprio la retroattività della norma, accusando il governo di aver creato un precedente dannoso per la giustizia fiscale.
L’emendamento, presentato dai senatori dell’opposizione Valeria Valente e Giuseppe De Cristofaro, ha sorpreso molti, anche perché in passato esponenti politici come Gianluca Cantalamessa della Lega avevano sollevato interrogazioni parlamentari per tutelare i cittadini coinvolti nei ricorsi. Tuttavia, il vero mistero riguarda la dinamica che ha portato all’approvazione dell’emendamento: come mai la maggioranza ha votato compatta un emendamento proposto dall’opposizione? La domanda rimane senza risposta, con molti che si chiedono se ci sia stato un intervento da parte di gruppi parlamentari o dell’esecutivo per evitare una crisi economica che avrebbe messo in ginocchio il Comune di Napoli.
Un’Improvvisa Inversione di Rotta: Le Responsabilità Locali
Se la politica nazionale è intervenuta per evitare il disastro, rimane però il giallo sulla responsabilità locale. Chi ha voluto questa soluzione? Si è trattato di una pressione dell’azienda Municipia, che ha sollecitato gli organi decisori per evitare il collasso della riscossione dei tributi? Oppure c’è di più dietro le quinte? Un’ipotesi è che il sindaco Gaetano Manfredi, forte della sua recente elezione a presidente dell’Anci, abbia giocato un ruolo determinante, tutelando l’immagine e le casse del Comune di Napoli a scapito della trasparenza e della legittimità delle operazioni.
Un altro aspetto da considerare è il fatto che l’emendamento non è stato firmato da nessun esponente di maggioranza, ma solo da rappresentanti dell’opposizione, sollevando interrogativi sul modo in cui il provvedimento sia stato negoziato e approvato. Questo atteggiamento di “salvataggio” da parte della politica solleva ulteriori dubbi sulla gestione del Comune e sulle reali intenzioni che si celano dietro questa operazione.
La Decisione Controversia: Un Salvataggio o una Manovra Politica?
Quello che sembra certo è che il governo ha evitato un potenziale disastro finanziario per Napoli, permettendo alla città di non perdere oltre cento milioni di euro derivanti da cartelle esattoriali che, senza il provvedimento, sarebbero state annullate. Tuttavia, l’intera vicenda lascia aperti molti interrogativi, tra cui le reali responsabilità politiche e amministrative dell’amministrazione di Napoli, che ha preso decisioni azzardate, causando incertezze per i cittadini e mettendo a rischio la legittimità delle proprie azioni. Il mistero persiste: chi ha voluto questo intervento, e perché? Una questione che merita di essere chiarita, per evitare che la città di Napoli paghi un prezzo ancora più alto in termini di reputazione e risorse.
CiCre

