Due consiglieri comunali hanno chiesto al sindaco Gaetano Manfredi di attivarsi
Il Supervulcano dei Campi Flegrei rappresenta preoccupazione ben più concreta e immediata. Ogni giorno vengono avvertite scosse dalla popolazione residente nei comuni di Bacoli, Monte di Procida, Marano e dei quartieri del Comune di Napoli a ridosso dell’area flegrea. Il tema del rischio terremoti ed eruzione ai Campi Flegrei è arrivato in consiglio comunale a Napoli. Due consiglieri di Forza Italia Salvatore Guangi e Iris Savastano hanno chiesto al sindaco Gaetano Manfredi di “illustrare al consiglio il piano di evacuazione in caso di eruzione vulcanica dei Campi Flegrei che metta al sicuro i quartieri napoletani più vicini all’area interessata”.
A Napoli i quartieri che potrebbero essere maggiormente interessati da un eventuale sgombero sono Agnano, Bagnoli, Fuorigrotta, Posillipo, Chiaia, Pianura, Soccavo, Vomero e Arenella. Dunque sarebbe necessario intervenire, fornire informazioni in ogni minimo particolare, rispondere senza tentennamenti alle domande poste dai cittadini. Così come andrebbe convocato un consiglio comunale ad hoc sulla questione.
Il Supervulcano dei Campi Flegrei si estende su una vasta area a ovest del capoluogo campano, con una leggera depressione lunga tra i 12 e i 14 km: 500 mila persone vivono nella sua zona rossa, l’area a più alto rischio designata dall’Agenzia di Protezione Civile italiana. Altri 800 mila residenti si trovano invece nella zona gialla.
La crosta della caldera della zona vulcanica dei Campi Flegrei risulterebbe indebolita, il che suggerirebbe la necessità di una maggiore attenzione per valutare la pericolosità effettiva della situazione. È quanto emerge da un nuovo studio pubblicato su “Communications Earth & Environment” da Christopher Kilburn, professore di Vulcanologia presso l’ University College London (UCL), da Stefano Carlino, ricercatore dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – Osservatorio Vesuviano (INGV-OV), da Nicola Alessandro Pino, primo ricercatore INGV-OV e da Stefania Danesi, primo ricercatore INGV Sezione Bologna. Va precisato che – secondo quanto riportato dall’INGV – “al momento i risultati della ricerca non hanno alcuna implicazione diretta su misure che riguardano la sicurezza della popolazione”.
Per il nuovo studio Il susseguirsi degli episodi di sollevamento degli ultimi decenni ha causato un progressivo indebolimento nella crosta della caldera dei Campi Flegrei. Dalla ricerca risulta che la crosta della caldera flegrea sta attraversando un progressivo passaggio da una fase “elastica” a una “inelastica”.
Il vulcano, che ha eruttato per l’ultima volta nel 1538, è inquieto da oltre 70 anni, con picchi biennali di agitazione negli anni ’50, ’70 e ’80, e una fase più lenta di agitazione nell’ultimo decennio.
In questi periodi si sono verificati decine di migliaia di piccoli terremoti e la città costiera di Pozzuoli è stata sollevata di quasi 4 metri, più o meno l’altezza di un autobus a due piani.
L’autore principale dello studio, il professor Christopher Kilburn, ha dichiarato: “Il nostro nuovo studio conferma che i Campi Flegrei si stanno avvicinando alla rottura. Tuttavia, questo non significa che un’eruzione sia garantita. La rottura può aprire una crepa attraverso la crosta, ma il magma deve ancora essere spinto verso l’alto nel punto giusto perché si verifichi un’eruzione. Questa è la prima volta che applichiamo il nostro modello, che si basa sulla fisica di come le rocce si rompono, in tempo reale a qualsiasi vulcano. Il nostro primo utilizzo del modello è stato nel 2017 e da allora i Campi Flegrei si sono comportati come previsto, con un numero crescente di piccoli terremoti che indicano una pressione dal basso”.
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