Grave emergenza sociale a Napoli, pronte 10 mila esecuzioni forzate
Lo sblocco degli sfratti avallato dal governo Draghi e dalla Corte Costituzionale sta provocando una grave tensione. Una bomba sociale che rischia di esplodere da un momento all’altro. Da Nord a Sud dal primo gennaio scorso si può dare seguito a 150 mila esecuzioni forzate, sempre che le prefetture accordino l’uso della forza pubblica. Questo vuol dire che 150 mila famiglie, anche se non hanno un altro posto dove andare, indipendentemente dalle condizioni nelle quali si trovano, dovranno lasciare casa. Stiamo parlando di 600 mila persone che rischiano di finire sotto i ponti se non si trova una soluzione, per tutti e per ognuno di loro.
Anche le prefetture sono preoccupate per la situazione e per gli imminenti sfratti, che dovrebbero scattare in modo massiccio intorno a marzo e aprile. Al costo sempre più alto della casa dobbiamo aggiungere le altre spese, condominio, riscaldamento, luce, acqua, le cui tariffe sono aumentate in maniera esponenziale. Per sostenere le famiglie in difficoltà servono risorse che occorrono per incentivare la proprietà a sospendere gli sfratti o a rinegoziare i contratti, cosi come per mettere a disposizione alloggi e garantire il passaggio da casa a casa

Gravissima la situazione a Napoli – “Oltre 10 mila sfratti esecutivi sono stati notificati nell’ultimo mese a Napoli ad altrettanti cittadini“. A lanciare l’allarme è Maria Muscarà , consigliera regionale della Campania. “Nella terza città d’Italia – prosegue – 10 mila famiglie rischiano, da un giorno all’altro, di finire in mezzo a una strada, vittime della recessione provocata dall’emergenza Covid che le ha costrette a scegliere tra l’affitto di casa e la garanzia di un piatto a tavola. Il numero è cinque volte superiore alla media degli anni precedenti, per effetto dello sblocco degli sfratti definito a livello nazionale, dopo la sospensione durante i primi due anni di pandemia. Per la maggior parte si tratta di casi tipici di “morosità incolpevole“, a salvaguardare i quali interviene un decreto legge del 2013 che consente l’accesso al fondo che prevede ristori fino a 8 mila euro a beneficio del locatore, con la conseguente cessazione della procedura di sfratto. Basterebbe applicare la normativa vigente per evitare quella che si prospetta come una bomba sociale senza precedenti”.

Sul tema Muscarà ha presentato un’interrogazione indirizzata al presidente della Giunta Regionale della Campania. “Regione e Comune di Napoli devono istituire un tavolo di confronto per affrontare un’emergenza che rischia di esplodere da un momento all’altro. Vanno individuati i fondi per bloccare i decreti esecutivi. Non sono praticabili altre soluzioni, se si tiene conto che il Comune di Napoli non ha disponibilità di edilizia pubblica da destinare ai cittadini in condizione di disagio abitativo. Per non dimenticare che gli alloggi privati disponibili nell’area, in particolare, del centro storico, hanno raggiunto prezzi di mercato insostenibili, visto che buona parte del patrimonio edilizio privato è stato adibito a B&B. Il paradosso è che abbiamo dove ospitare i turisti, ma decine di migliaia di nostri concittadini non hanno più un tetto”.
CiCre

