Azzurri decimati dagli infortuni, decidono Vergara e Gutierrez. Ansia per il capitano, Conte attacca: “Si gioca troppo”
C’è una vittoria che pesa come una salita ripida, e non solo per la classifica. Il Napoli batte la Fiorentina, ritrova i tre punti dopo le cadute contro Juventus e Chelsea, ma paga un prezzo altissimo: l’infortunio del suo capitano. Un copione crudele, ormai familiare, in una stagione che sembra non concedere tregua nemmeno quando il risultato sorride.
Con l’infermeria affollata (otto indisponibili) e una panchina ridotta all’osso, gli azzurri sorprendono tutti partendo fortissimo. Bastano undici minuti per sbloccare la gara: Rasmus Hojlund fa il lavoro sporco aprendo il varco giusto, Antonio Vergara si inserisce con i tempi perfetti e firma l’1-0. Per il ragazzo del vivaio, cresciuto all’ombra del Vesuvio, è una notte da ricordare: dopo il debutto con gol in Champions, arriva anche la prima gioia in Serie A con la maglia che sente sua.
Il Napoli potrebbe dilagare, ma il destino inizia subito a metterci lo zampino. Un palo ferma Rasmus Hojlund a pochi passi dalla porta, complice un intervento maldestro di Pietro Comuzzo. Poi una sequenza che sembra uscita da un incubo: Alex Meret devia sul legno il colpo di testa di Roberto Piccoli, si rialza in un lampo e con un riflesso prodigioso nega il gol a Albert Gudmundsson. È l’ultima difesa prima del conto da pagare: nella stessa azione, Giovanni Di Lorenzo crolla a terra, il ginocchio tradisce, il Maradona ammutolisce.
Scosso ma non spezzato, il Napoli prova a reagire. Prima dell’intervallo va vicino al raddoppio con Eljif Elmas e ancora con Rasmus Hojlund. L’appuntamento col 2-0, però, è solo rimandato: a inizio ripresa Miguel Gutierrez disegna un sinistro a giro che vale il doppio vantaggio e anche per lui è il primo gol in campionato, un’altra storia di esordio che si intreccia con la serata.
La Fiorentina, però, non esce mai davvero dalla partita. Alex Meret deve ancora metterci le mani su Roberto Piccoli, ma sul tap-in di Salomon non può nulla: 2-1 e finale tutto da vivere. Gli azzurri stringono i denti, consapevoli che quest’anno non esistono partite comode. Nei minuti conclusivi Moise Kean, appena entrato, semina più di un brivido sugli spalti, ma il risultato regge fino al fischio finale.
Restano i tre punti, fondamentali. Resta anche, e soprattutto, l’ansia per le condizioni di Giovanni Di Lorenzo. Nel dopogara Antonio Conte non usa giri di parole e allarga il discorso oltre i novanta minuti:
«Si gioca troppo. Invece di concentrarsi su VAR, regolamenti, viaggi dall’altra parte del mondo o tornei in Arabia, bisognerebbe fermarsi un attimo e pensare a proteggere questo sport. E chi lo rende tale: i calciatori».
Il Napoli vince, sì. Ma ancora una volta lo fa contro tutto e tutti, compresa la malasorte.

