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Perché Harry Potter ci insegna che il mondo può cambiare

Redazione by Redazione
3 Aprile 2020
in Senza categoria
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Riceviamo e pubblichiamo integralmente

La letteratura è piena di saghe fantasy che trattano della dicotomia del bene e del male, riproponendo gli schemi aristotelici o platonici, qualcuno anche agostiniani; però nessuna saga ha fatto innamorare i ragazzini come quella del maghetto Harry Potter, l’orfano più famoso del mondo, catapultato dal mondo “babbano” a quello magico, come ogni bambino sogna.

Eppure la Rowling ha dato vita a qualcosa di più di una semplice saga cinematografica, perché il mondo magico è diventato parte di ogni fan, non soltanto immaginariamente, bensì concretamente.

I valori narrati nei libri sono universalmente riconosciuti, eppure il modo in cui li affronta J.K. Rowling è del tutto nuovo; infatti l’artista salta da un argomento all’altro: dal razzismo alla xenofobia, all’amore mancato o negato, a quello realizzato.

Tutta la saga si basa sulla dicotomia del bene e del mando, odi et amo, dello yin e yang; insomma arriva a sviluppare delle tematiche estremamente complesse e attuali, in un modo semplice, che persino Renzi e Salvini potrebbero capire.

In un’epoca basata sull’egoismo dell’economia di mercato, che si pone alla base del capitalismo imperante che in questi giorni ci sta mostrando il suo volto, Harry Potter ci fa comprendere che il mondo può cambiare attraverso l’amore e l’amicizia.

Tutto parte in una notte di Halloween come tante altre, mentre i bambini si travestono, una giovane madre, Lily Evans si sacrifica per salvare la vita dal suo unico figlio da Lord Voldemort (il tipico dittatore, un Adolf Hitler misto con un po’ di Josif Stalin che da vita a un mix esplosivo di terrore e morte), segnando, letteralmente, per sempre la vita di sui figlio Harry, infatti come gli rammenderà qualche anno dopo Albus Silente “essere stati amati tanto profondamente ci protegge per sempre, anche quando la persona che ci ha amato non c’è più. E’ una cosa che ci resta dentro, nella pelle” e la nostra storia ruota proprio intorno all’amore.

I personaggi si sviluppano velocemente così come si sviluppa una società globalizzata, ma con la sola differenza che Harry conosce i suoi limiti e le sue paure, mentre gli egoisti del capitale preferiscono evitarle…

Nel corso della storia assistiamo a tanti colpi di scena e sviluppi, impariamo ad amare i personaggi e la Rowling fa emergere la loro umanità: perfino Lord Voldemort, con la sua paura della morte, diventano umano ai nostri occhi, ricordandoci un po’ quei “self made man” incapaci di accettare la sconfitta.

La Rowling affronta il tema della diversità mostrandoci come la nostra società sia malata, poiché non accoglie ma isola, le storie di Hagrid, il tipico gigante buono, e di Remus Lupin, un lupo mannaro, entrambi si dimostrano persone dal grande cuore e dal grande altruismo e ci mostrano il paradosso del mondo: chi soffre, chi è solo, ha la capacità di provare empatia e di amare. Ma l’autrice ci mostra, attraverso Sirius Black il volto del giustizialismo e di una giustizia corrotta che non rieduca, ma uccide e poi arriva a mostrarci la “camorra” degli elfi domestici, schiavi nelle famiglie, una perfetta metafora dei migranti schiavi nei campi. J.K., però ci racconta anche dell’amore mancato che redime, è il caso di Piton, presentato prima come antieroe e poi elevato a eroe nell’estremo ed ultimo atto del sacrificio in nome della sua Lily, descritto con quel “always” divenuto ormai il nuovo modo di dire ti amo; ci mostra la debolezza e di quanto sia fuorviante il potere attraverso Albus Silente, un po’ il nonno buono e saggio della sago, che anche dopo la morte aiuta Harry a crescere.

Omossessuale e innamorato del mago oscuro Gellert Griendenìlwald, Silente è il volto dell’amore malato e del pentimento, infatti si attribuisce la morte della sorella Ariana, cosa che non si perdona. Ma l’amore redime perfino Griendelwald, che non rivela a Voldemort dove sia la bacchetta di sambuco.

E poi c’è l’amicizia tra i tre maghi: Harry, Ron ed Hermione, insieme sono il magnifico trio. I classici amici sempre nei guai, ma che ci sono sempre gli uni per gli altri, accompagnano Harry nel percorso della crescita.

Infatti ogni morte rappresenta per il ragazzo un passo verso la maturità: Cedric è la consapevolezza del pericolo, quella di Sirius rappresenta una sorta di perdita del genitore, poi c’è quella di Silente, il maestro che lascia l’allievo, come a dire “ora devi fare da solo” anche se non è mai solo. Poi è il turno di Dobby, l’elfo libero, che aiuta Harry in ogni suo passo, tenta di salvarlo al secondo anno, l’aiuta nella seconda prova del Torneo Tremaghi, nel sesto anno pedinando Draco Malfoy e salva il magnifico trio dalle grinfie dei mangiamorte nel settimo capitolo della saga, per poi morire eroicamente nelle braccia del suo migliore amico.

Perché Harry Potter ci mostra che non tutto è come appare, anzi ogni cuore, volto o persone nasconde un segreto che lo rende unico. Però, la saga affronta anche il tema dell’integrazione e dell’accoglienza, soprattutto nel quarto libro, tanti studenti di Paesi diversi si incontrano e cooperano, una cosa che dovrebbe essere comune anche nell’Unione Europea, la quale dovrebbe rendersi conto che “nonostante proveniamo da Paesi diversi, parliamo lingue diverse, i nostri cuori battono all’unisono” e non i nostri conti correnti.

Harry Potter ci insegna che l’amicizia e l’amore possono redimere il mondo e renderlo migliore di quello che è. Dopo questa pandemia, ricordiamoci che possiamo cacciare i dissennatori del capitalismo, dell’egoismo, del razzismo e della paura con un patronus che altro non è che la proiezione di un pensiero felice.

Tutto questo passerà e avremo una seconda occasione, ma intanto ricordiamoci che “la felicità la si può trovare anche gli attimi più tenebrosi… se solo ci ricordiamo di accendere la luce”

Francesco Miragliuolo

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