Offerta pubblica di acquisto per il delisting di Seif: perché i soci di maggioranza hanno detto no all’erede dell’impero Luxottica
L’assalto al fortino del giornalismo d’inchiesta si incontra – e si scontra subito – con un muro alzato dai suoi stessi costruttori. Leonardo Maria Del Vecchio guarda con sempre maggiore interesse al mondo dell’informazione italiana, ma il suo ultimo tentativo di espansione si è infranto contro la ferma volontà dei soci storici del giornale. Nessun margine di trattativa, nessuna tentazione di monetizzare: Il Fatto Quotidiano non cambia bandiera.
La mossa del rampollo della famiglia Del Vecchio si è concretizzata attraverso il consiglio di amministrazione di Lmdv Media, il braccio editoriale che fa capo al family office Lmdv Capital. La società ha deliberato l’avvio di un’attività di due diligence sulle informazioni finanziarie di Società Editoriale Il Fatto (Seif), la media company quotata a Piazza Affari. L’obiettivo espresso era chiaro: lanciare un’Offerta Pubblica di Acquisto (OPA) volontaria e totalitaria volta a rilevare l’intero capitale per poi procedere al delisting della società dal listinoborsistico.
Sul piatto era stata prospettata una proposta economica pari a 0,286 euro per azione, per un valore complessivo dell’operazione stimato in circa 7,15 milioni di euro. Un prezzo che avrebbe garantito agli azionisti attuali un premio generoso, pari a circa il 30% rispetto alla quotazione ufficiale registrata dal titolo Seif lo scorso 23 ottobre. L’iniziativa arrivava peraltro a pochi mesi di distanza da un altro importante colpo messo a segno da Lmdv nel panorama mediatico nazionale: l’acquisizione dell’80% di Editoriale Nazionale (EN), la storica realtà a cui fanno capo testate di peso come Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno e il quotidiano nazionale QN.
Tuttavia, il piano di Del Vecchio conteneva una clausola vincolante fondamentale: l’efficacia dell’offerta era subordinata al raggiungimento di una quota di controllo pari o superiore all’82,9% del capitale con diritto di voto. Una soglia indispensabile non solo per ottenere il dominio assoluto sulla governance, ma anche per disinnescare la clausola statutaria di Seif che impedisce a un singolo soggetto di possedere più del 17% del capitale sociale.
La risposta della leadership del quotidiano diretto da Marco Travaglio è arrivata con immediatezza azzerando le ambizioni dell’acquirente. Una nota ufficiale inviata a Seif dai soci fondatori – Antonio Padellaro, Cinzia Monteverdi, Francesco Aliberti, Peter Gomez, Marco Travaglio, Marco Lillo e Luca d’Aprile – ha formalizzato il rifiuto categorico. Rappresentando la maggioranza assoluta del capitale, i fondatori hanno chiarito che non hanno alcuna intenzione di cedere le proprie quote né di aderire a future offerte promosse da Lmdv Media.
Senza l’adesione del blocco di maggioranza, la condizione sospensiva dell’82,9% diventa matematicamente inarrivabile, rendendo l’OPA di fatto irrealizzabile. Nei prossimi giorni il Consiglio di Amministrazione di Seif si riunirà per prendere atto ufficialmente sia delle intenzioni di Lmdv sia del fermo diniego espresso dai suoi azionisti chiave, chiudendo a chiave la porta a qualsiasi ipotesi di cambio di proprietà.
Alessandro Manna

