Campania, un dossier di Legambiente: Comuni complici dell’abusivismo edilizio

474 amministrazioni comunali campane hanno snobbato  le richieste di informazioni rivolte dall’associazione ambientalista in merito alle demolizioni di immobili abusivi.

In Campania l’abusivismo edilizio è legittimato dall’inerzia delle istituzioni.  474 amministrazioni comunali campane hanno snobbate   le richieste di informazioni rivolte dall’associazione Legambiente in merito alle demolizioni di immobili abusivi. Nei 76 comuni che hanno fornito notizie risulta che sia stato eseguito solo il 3 per cento delle ordinanze di demolizione. Sono alcuni dei dati contenuti nel dossier di Legambiente “Abbatti l’abuso. I numeri delle (mancate) demolizioni”.
L’indagine è stata realizzata dall’associazione a partire dai dati forniti in Campania da 76 comuni (il 13,8% del totale). “I comuni campani sono stati sollecitati da Legambiente in più richieste ufficiali e il fatto che sulle ordinanze di demolizioni ben 474 comuni non abbiano risposto dimostra che purtroppo ancora oggi siamo di fronte a informazioni gelosamente custodite”, sottolineano gli esponenti del’associazione  ambientalista. Il focus sulla Campania ha riguardato anche le domande di sanatoria. Hanno risposto 132 comuni dove a a seguito dei tre condoni Legambiente ha censito ben 362.646 richieste di sanatoria.

Per tornare ai numeri, negli ultimi tre anni , in Campania il lavoro delle Forze dell’ordine sul ciclo illegale del cemento ha portato alla luce 2.352 infrazioni, e alla denuncia di 2.567 persone.La Provincia di Avellino detiene la maglia nera con 775 infrazioni accertate complessive , mentre la Provincia di Napoli detiene il maggior numero di persone denunciate ben 921 e record per i sequestri con 521. E abusivismo edilizio nella nostra regione fa rima con Gomorra. Sono ben 65 clan di camorra censiti da Legambiente  in questi anni che  gestiscono le fila e hanno fatto e fanno affari con l’oro bianco. Leggendo i decreti di scioglimento dei comuni per infiltrazione mafiosa- denuncia Legambiente- si compone il mosaico della Cemento Spa che in dieci anni ha realizzato circa 60mila case abusive, pari a oltre nove milioni di metri quadrati di superficie cementificata. Un assegno in bianco da mettere in cassaforte dei clan. Una manna per i colletti bianchi del mattone. In Campania dal 1991 sono 107 i comuni sciolti per mafia: nell’83% dei comuni sciolti nelle motivazioni troviamo sempre il ciclo illegale del cemento. Abusivismo edilizio, casi ripetuti di speculazione immobiliare, pratiche di demolizione inevase. E ancora apertura di cave, movimentazione terra, fornitura di materiale da costruzione, lavorazione e trasporto di inerti, produzione di calcestruzzo, e poi speculazioni, lottizzazioni immobiliari abusive, appalti truccati e subappalti compiacenti. Il record va alla provincia di Napoli, con l’85% di comuni commissariati anche per il mattone illegale, percentuale che scende al 75% per quelli in provincia di Caserta.
In conclusione Legambiente chiede al Parlamento di intervenire con una proposta legislativa che renda più rapido ed efficace l’istituto delle demolizioni degli immobili abusivi, avocando innanzitutto la responsabilità delle procedure di demolizione agli organi dello Stato, nella figura dei prefetti, esonerando da tale onere i responsabili degli uffici tecnici comunali e i sindaci. Contestualmente, è necessario intervenire su altri tre aspetti significativi che concorrono all’efficacia delle procedure di ripristino della legalità in materia di abusivismo: il controllo della Corte dei Conti sul danno erariale prodotto; il rapporto tra la prescrizione del reato di abusivismo e la demolizione; l’effetto dei ricorsi per via amministrativa sull’iter delle demolizioni. Infine Legambiente propone di istituire un fondo di 100 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2019 al 2025 per chiudere la stagione dei condoni edilizi e completare finalmente l’esame di milioni di pratiche ancora inevase e sepolte negli uffici comunali. Procedendo, infine, all’emersione degli immobili non accatastati, le cosiddette “case fantasma”.
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