Perché l’Istituto Bianchi deve avere una seconda chance

La vicenda della storica scuola dei Barnabiti a Napoli: l’iniziativa degli ex alunni e il tentativo di salvataggio dopo l’annuncio della chiusura

La tutela dell’educazione, oltre ogni ragionevole interesse
Quanto sta accadendo a Montesanto, sede storica dell’Istituto Bianchi, è qualcosa che va oltre il meritevole tentativo da parte di chi, avendo beneficato di un certo tipo di educazione, ritiene che quel modello non debba scomparire. Nell’era in cui tutto cambia alla velocità della luce e la focalizzazione globale sembra del tutto assorbita da temi come: produttività, rendimento, accumulazione, l’Associazione Ex Alunni del Bianchi ha deciso di tentare l’impossibile, pur di mantenere viva non una struttura, anch’essa meritevole di ogni tutela, ma il valore di un modello educativo orientato alla crescita collettiva ed al superamento delle differenze, di ogni natura.
La difesa dell’Istituto Bianchi non è una questione che attiene alla valutazione di performance scolastiche, a questo ci pensano gli organi preposti del MIUR, ma è il sacrosanto diritto di chi ha potuto beneficiare di un metodo di insegnamento e l’applicazione quotidiana di precisi valori, ed ha deciso di battersi per non disperdere questo immenso patrimonio da salvaguardare e tramandare alle generazioni future.
Il Centro Studi per la Scuola Cattolica (www.scuolacattolica.it), come ogni anno, rielabora i dati MIUR sull’offerta formativa delle scuole paritarie ed anche quest’anno conferma che le scuole cattoliche mantengono la propria copertura percentuale sia a livello nazionale che su base regionale. Per cui, a fronte di un generalizzato calo di iscrizioni, la maggior parte delle scuole cattoliche, adoperandosi con varie iniziative ed evolvendo le modalità di raccolta fondi, riescono a tenersi in equilibrio.
Le motivazioni addotte dal rappresentante dell’Istituto, ragionevoli, ma esclusivamente di natura economica, si limitano a rappresentare un risultato secco, una perdita strutturale effetto di un evidente sovradimensionamento dei costi, che in apparenza non lascia alcuna possibilità di recupero. Eppure le possibilità ci sono, in un’era in cui tutto viene ristrutturato (banche, compagnie aree, ecc..), anche il Bianchi può, deve, avere una seconda chance. Tutto sta a volerlo davvero e disporre delle adeguate risorse e competenze. L’associazione ex studenti dell’Istituto è mossa dalla motivazione che solo un “discepolo” può avere, dispone delle competenze e delle risorse necessarie per tentare un “re-start up” dell’Istituto e farlo adottando le soluzioni necessarie non solo ad evitare la chiusura, ma anche ad assicurare una sostenibilità duratura di medio e lungo periodo.

Pasquale Russiello

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