Parole d’autore – Unità nella diversità, il motto dell’Unione europea e noi

L’Ue per oltre sei decenni ha contribuito all’avanzamento della pace e della riconciliazione della democrazia e dei diritti umani in Europa, secondo la motivazione del premio Nobel di 4 anni fa. Ma oggi che ruolo svolge?

“Unità nella diversità”. Nessun libro, nessuna poesia, nessuna canzone, nessun autore in particolare, nessun murale, niente. Una frase che non si trova in un luogo in particolare, in teoria. Però se può interessare questo è il motto, adottato nel 2000, chiamiamolo così, di cui fregia l’Unione Europea, quella del Nobel per la pace, anno 2012 con la seguente motivazione: “Per oltre sei decenni ha contribuito all’avanzamento della pace e della riconciliazione della democrazia e dei diritti umani in Europa”. Alla stregua degli eventi che ci fanno compagnia notte e giorno mentre ce ne stiamo comodi sul divano con il nostro caffè, o in auto, magari un po’ stressati perché in ritardo, questa frase, che sa di auto-elogio, di quelli non molto consapevoli, risalta all’occhio. Sì, perché dopotutto “unità nella diversità” è ‘na frase tutto ad effetto: ci si compiace, ci si gratifica (auto-?!), ci si vanta, ma poi alla fine “’sta musica addo sta’?”

 
Un breve riepilogo, per non entrare nell’inutile concettoso. È notizia di ieri che Putin ha dichiarato il ritiro delle truppe russe dal suolo siriano, entrate in settembre nel conflitto iniziato nel 2011 in aiuto di Bashar-Al-Assad, presidente della Siria, con la volontà di tenere testa al gruppo Stato Islamico. Per non addentrarci nelle questioni geopolitche bisogna dire che lo scontro in Siria, assieme alla questione arabo-israeliana, ha mostrato, e mostra, il lato più tragico dell’essere umano di oggi: la sua tragicità, e perdita del senso di essere umano, uomo. Come dichiarato da Shetty, segretario generale di Amnesty International:” I cinque anni trascorsi dall’inizio della rivolta sono stati contraddistinti da orrori e bagni di sangue di dimensioni colossali. Dal primo momento in cui le forze governative siriane aprirono il fuoco contro manifestanti pacifici, la brutalità e la sofferenza dei civili sono diventate il tragico emblema della crisi”. Tutto inizia il 18 marzo 2011 quando le truppe governative siriane aprono il fuoco, con proiettili veri, su manifestanti pacifici nella città di Dera’a, per il rilascio di ragazzi, arrestati e torturati per aver realizzato graffiti anti-governativi: da lì in poi i civili saranno il bersaglio principale di tutti i conflitti che vanno ad incrociarsi sul suolo siriano: sciiti, sunniti, poi il gruppo Stato Islamico, poi la Russia, gli Stati Uniti. Tra i fatti più gravi si ricorda come nel 2013 i civili verranno colpiti con armi chimiche nella Ghouta orientale.

 

N.B: si sa che la Siria non rientra nell’UE, ma adesso ci arriviamo. Gli enormi flussi migratori che stanno caratterizzando gli ultimi anni hanno un’origine, o meglio tante origini. Libia, Siria, Afghanistan, sono i principali focolai da dove partono i cordoni di uomini, donne e bambini, che negli ultimi mesi stanno trovando muri ad attenderli, e se non trovano muri, l’alternativa è il Mediterraneo (seguendo un’altra rotta): che può portarli in salvo oppure essere il loro ultimo “approdo”. Ai confini della Macedonia con la Grecia (la famosa Rotta sui Balcani), Serbia, in Ungheria: uomini donne e bambini si stanno ritrovando dinanzi reticolati di filo spinato, al margine di ogni rigore sanitario, civile, e direi umano. Si stima che i rifugiati sul confine greco-macedone siano all’incirca diecimila. Ma l’UE è “Unità nella diversità” con l’edificazione di questi muri, con il razzismo che impelle su chi riesce ad arrivare, e poi costretto ad essere sfruttato, magari, nel paese dove riesce ad arrivare, tipo in Italia. E se riesce per la maggiore viene confinato in ghetti, quindi l’emarginazione assieme ad altri continua. L’UE è “unita nella diversità” perché del Mediterraneo si lava le mani, senza riuscire ad ottenere nessun risultato in politica internazionale che stenda una degna mano a questi uomini donne e bambini.
E tutto questo solo se alziamo lo sguardo. Ma se provassimo a guardarci intorno l’”Unità nella diversità” voi la ritrovate?

Vincenzo Perfetti

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