L’artista è morto nel 2001

La storia lo ha voluto uno dei quattro ragazzi, anzi “scarafaggi”, più famosi della storia. George Harrison ne era la chitarra solista (oltre che ritmica, acustica, o anche rivolto agli arrangiamenti con pianoforte, organo). Il “My Sweet Lord” oggi avrebbe compiuto ben settantadue anni. Nasceva nel ’43 a Liverpool, la città che all’incirca dopo vent’anni sarebbe stata ricordata, oltre che per fucina musicale, come focolaio da dove i quattro baronetti, i “Beatles”, sarebbero partiti nella loro fortunosa, talentuosa, e non meno storica scesa. La sua è una famiglia operaia. Fin da bambino mostra il suo interesse per lo strumento disegnandone spesso di svariate tra i quaderni di scuola. La madre non può che non comprargliene una, seppure di seconda mano. Era irrilevante. Era il 1957 e il piccolo George aveva solo quattordici anni. La chitarra in questione, una gretsh “Duo jet” dalla quale non si separerà mai, tanto da mostrarla con orgoglio sulla copertina dell’album “Cloud Nine” (1987). Era il periodo dello “skiffle”, un rock degli inizi, un po’ rudo nelle sonorità ma mostrava già a cosa portasse. Tra le tante novità, il genio della necessità, spesso si utilizzavano assi per lavare come strumenti a percussione. Harrison all’epoca era un elettricista ma la sua passione per la musica era bella che sviluppata. Fonderà assieme al fratello maggiore ed altri amici il suo primo gruppo. I “Rebels”. Poco dopo inizieràa frequentare il suo compagno di scuola, Paul McCartney, che a sua volta lo presenterà ad un certo Jhon Lennon. Erano i “Quarrymen”. Mancava poco alla nascita dei baronetti. La formazione famosa arriverà solo nel 1963 con Ringo Starr alla batteria. Dopo il 1970, la pubblicazione del singolo “I Me Mine” scritto dallo stesso Harrison i Beatles si sciolgono. È l’inizio della sua carriera. Nello stesso anno organizzerà con il “sitarista” indiano Ravi Shankar il famosissimo “Concerto per il Bangladesh”, suo “fiore all’occhiello”. Arriva il suo primo album “All Things Mus Pass”, un successo enorme di critica e di pubblico. LP triplo con tracce quali “My Sweet Lord”, “I’d Have You Anytime”; “Let It Down”. “Per tutti quegli anni c’è stato fra noi un legame molto stretto […] La musica c’è, i film sono ancora lì. Qualsiasi cosa che abbiamo fatto c’è ancora e ci sarà per sempre. Quel che c’è, c’è, non era poi così importante […] il loro nome resterà scritto per sempre e senza dubbio lo sarà anche quello dei Beatles. Ma la mia vita non è cominciata con i Beatles e non è finita con loro “.

Harrison sarà un cultore della sperimentazione, come anche cultore della propria anima in seno alla forte religione induista. L’amore per la sua chitarra sarà la maggiore costante della sua vita. Di quelli sinceri e duraturi. Di quelli dovuti e devoti alla semplicità. Ascoltare “While my guitar gently weeps” in uno splendido crescendo spiegherà meglio il concetto..

Vincenzo Perfetti

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