La proposta del guardasigilli: sulle richieste d’arresto decida la Consulta. Tutti i dubbi

Una famosa rubrica di Indro Montanelli si intitolava “Controcorrente”. Il senso della scelta onomastico del grande giornalista era che è fin troppo facile dire cose secondo l’opinione dominante. Poiché oggi tale è il populismo, risulta agevole dire frasi che incontrano il favore scontato della collettività, alla ricerca sovente di capri espiatori e di bersagli di massa.
Al gioco del populismo si è prestato di recente il Ministro di Giustizia, proponendo di assegnare alla Corte Costituzionale il giudizio di Autorizzazione a procedere in caso di inchieste che coinvolgano parlamentari.
Apparentemente sembra una buona idea: un organo terzo e indipendente decide nel “conflitto” fra magistratura e Camere. Dopo il caso Azzollini, peraltro, è apparsa una perla di saggezza.
Io penso che sia un vero nonsense giuridico-costituzionale perché cozza contro il principio di autonomia e autarchia degli organi costituzionali.
O si dice che l’immunità parlamentare va totalmente abrogata per un principio di eguaglianza sostanziale di tutti i cittadini davanti alla legge (salvo i cosiddetti reati di opinione) o, se la si vuol lasciare, deve ritenersi che il Parlamento sia sovrano nel momento in cui decide sulle autorizzazioni. Un altro Orlando (Leoluca sindaco di Palermo a vita) si batté nei primi anni ’90 per la revisione dell’art. 68 della Costituzione che prevedeva la vecchia disciplina dell’immunità parlamentare. Fu partorito il mostro che tante critiche oggi attira. Se si darà ascolto a quest’altro Orlando (Andrea, Ministro di Giustizia) si completerà una ulteriore deriva populista.
Mi rendo conto che i principi giuridici sono complessi ed è più facile dare in pasto agli italiani ricette demagogiche e sensazionaliste. Ma il nostro popolo non è sempre bue, come vorrebbero i capibastone al potere, e sa che la civiltà giuridica si costruisce non con queste idiozie, bensì con quei principi. L’uso strumentale dei processi e la persecuzione giudiziaria possono costituire un cancro della democrazia tanto quanto la abietta corruzione dei politici e la loro delinquenza abituale.
Peraltro la Corte è oberata di lavoro per il contenzioso costituzionale e non sarebbe utile appesantire il suo carico con altri gravosi compiti. Il giudizio di legittimità costituzionale è troppo lento: pensate che non abbiamo ancora una pronuncia sulla legge Severino tenendo in sospeso tante amministrazioni locali; pensate che i danni della legge Fornero sono venuti al pettine tre anni e mezzo dopo la sua emanazione (oibó: tutte leggi del Governo dei Professori di Mario Monti, ma questo è un altro discorso). Che senso ha tardare ancora tutto ciò per sovrappeso di nuovi giudizi?
Speriamo sia solo una battuta estiva sfuggita troppo in fretta a un Ministro in partenza per le ferie.

Dino Falconio

(Foto Andrea Orlando/Fb)

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