Mentre 450mila studenti e insegnanti paralizzano il Paese contro i tagli all’istruzione e la polizia carica duramente, il presidente francese sceglie di assistere al lancio di un missile intercontinentale
La Francia brucia di rabbia e protesta, ma le priorità delle massime istituzioni sembrano viaggiare su un binario parallelo. È la terza giornata nazionale di mobilitazione studentesca contro l’abbandono dell’istruzione pubblica: una marea umana stimata dai sindacati in ben 450 mila manifestanti in tutto il Paese (256 mila secondo le autorità), di cui oltre 100 mila scesi in corteo solo nel cuore di Parigi.

Oltre 900 istituti, da Nord a Sud — da Lione a Tolosa, da Nantes a Marsiglia — hanno paralizzato le attività. Ma a preoccupare sono soprattutto le drammatiche conseguenze degli scontri con le forze dell’ordine: il bilancio provvisorio parla di 215 studenti feriti e 85 membri del personale scolastico colpiti, tra cui 34 presidi e vicepresidi. La tensione è esplosa dopo i brutali episodi dei giorni scorsi: a Lens un giovanissimo studente ha perso una mano, mutilato da una granata “sting-ball” della polizia, mentre a nord di Parigi un altro ragazzo è rimasto cieco da un occhio a causa di lesioni gravissime.

Nonostante 488 fermi registrati nelle ultime ore e una scia di violenze che ha spinto il premier Sébastien Lecornu a sospendere le lezioni nei licei fino al fine settimana per tentare di riaprire un canale di dialogo, la risposta politica è apparsa surreale. Mentre il Paese brucia e le piazze invocano fondi immediati — «Vogliamo 10 miliardi sul tavolo e basta disprezzo», tuona la portavoce dell’Union Étudiante Sabrine Kharbach —, il presidente Emmanuel Macron

Una coincidenza d’immagini che ha scatenato l’indurimento dei toni dell’opposizione. A fianco dei giovani in piazza, il leader de La France Insoumise Jean-Luc Mélenchon ha applaudito «il più potente movimento giovanile degli ultimi 50 anni». Dal canto suo, il governo respinge le accuse di repressione brutale definendole «una menzogna», pur ammettendo l’esistenza di incidenti sul campo e puntando il dito contro l’ultraviolenza dei manifestanti.

Per placare gli animi, il ministero dell’Educazione ha lanciato una consultazione pubblica digitale sulla piattaforma Agora. Una mossa che gli studenti bocciano senza appello: arriva troppo tardi, senza coperture finanziarie e senza alcuna promessa concreta di cambiamento reale. Lo scontro, tra banchi vuoti e reparti antisommossa, è tutt’altro che chiuso.
Ciro Crescentini

