Se la moglie del boss cede al delirio di onnipotenza: La Reggente è una rivelazione

Al Ridotto del Mercadante conquista applausi lo spettacolo di Fortunato Calvino, diretta da Stefano Incerti, ispirato alle vite delle donne di camorra

NAPOLI – Applausi per “La Reggente” di Fortunato Calvino, diretta da Stefano Incerti. E’ il quarto spettacolo andato in scena alla sala del Ridotto del Mercadante, che quest’anno è uno spazio dedicato a nuove drammaturgie contemporanee e a visioni sceniche al femminile, e il primo prodotto dal Teatro Stabile in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Napoli all’interno di un accordo quadro di natura programmatica più ampia. Lo spettacolo, che ha segnato il debutto come regista teatrale del cineasta Stefano Incerti, non solo ha coinvolto quattro docenti (Stefano Incerti, regia, Renato Lori, scenografia, Zaira de Vincentiis, costumi, e Cesare Accetta, disegno luci) ma è stata occasione di laboratorio per gli allievi dei rispettivi corsi, nella ferma convinzione che la transizione verso il professionismo sia missione fondamentale per la formazione artistica. Protagonisti Elena Russo (la Reggente), Salvatore Striano (Eduardo) e Luigi Credentino (Diego).  La Reggente è la moglie di un potente boss di un quartiere di Napoli, detenuto in un carcere di massima sicurezza in regime di 41 bis, incaricata dal marito di gestire gli “affari” di famiglia, assistita da Eduardo e Diego. La vicenda narra il delirio di onnipotenza nel quale precipita la donna. Una realtà le cui regole sono quelle dell’arroganza, della spietatezza, della vendetta. Assetata di sangue, la Reggente, infatti, porta avanti il suo progetto criminale lasciando dietro di sé una lunga scia di sofferenza e di dolore, che coinvolge anche le persone “care” e a lei legate da affetto. Preda di una sete di potere infinita, che assume i tratti di un’autentica patologia, la donna non consentirà a nessuno di opporsi alle sue scelte, condannandosi così ad una solitudine devastante che sarà causa del suo declino. Un fil rouge di sesso, tradimento e sangue lega i tre protagonisti la cui onticità è estremamente fragile. La Reggente ha una doppia personalità che lambisce il bipolarismo. Di giorno è fredda, spietata, impermeabile ai sentimenti (fa sesso e non amore con Eduardo perchè ha paura che questo sentimento possa indebolirla), pretende che davanti a lei si parli esclusivamente in italiano. La notte, nella solitudine della sua camera da letto, non riesce a dormire, ha paura, è perseguitata dalle sue vittime e da una in particolare che non riesce a individuare. Si spoglia della sua corazza e si prostra davanti alla grande croce che è sacro capoletto ma anche supplizio per una delle vittime che tortura nella “camera oscura”. Quando nel letto giace con l’amante è capace di abbandonarsi al sentimento. Eduardo, killer spietato, è anche tenero amante della donna della quale è follemente innamorato. In lui non c’è nulla di patologico, non soffre di instabilità dell’umore. E’ disposto a fare tutto per lei, vuole perfino cambiare vita e fuggire per vivere serenamente il loro amore. Cerca, invano, di frenare la ferocia della donna.

 

Diego è “l’apprendista” camorrista, ambizioso e desideroso di fare la scalata ai vertici del potere malavitoso. E’ inflessibile esattore del pizzo, vacilla di fronte alla forte amicizia che lo lega al suo maestro Eduardo, ma lo abbraccia e lo bacia proprio come fece Giuda con Gesù. Bravi gli attori la cui recitazione realistica non ha nulla del gomorrismo imperante.  Ci sono delle scene molto forti in cui il disinibito erotismo, non nasconde nulla dietro il velo di una ipocrita morale. Altrettanto è per il linguaggio  della Reggente quando fa sesso con Eduardo. E’ l’idioletto della intimità di una femmina del popolo, senza limiti e tabù. Può anche non piacere, ma è estremamente vero e diretto. In conferenza stampa Fortunato Calvino aveva detto che la donna malavitosa è diventata ancora più violenta e spietata dell’uomo. «Prima di me- aveva spiegato- questo tipo di donna in teatro era poco rappresentato.  L’ho recuperato e l’ho sviluppato con un linguaggio più moderno e realistico dandone anche una lettura storica.Tratto questo argomento non tanto per lanciare messaggi, cosa che oltretutto non mi compete, ma perché voglio mettere al centro della vicenda e dell’attenzione le passioni in tutte le loro declinazioni. Nella pièce il coinvolgimento tra fisico e passione è molto forte». Riteniamo che abbia centrato l’obiettivo. La scena è essenziale e si alternano due cambi: il soggiorno dove vengono gestiti gli affari di camorra e si consumano gli amplessi dei due amanti e la camera da letto proscenio del monologo della “fragile” boss. Maiuscola la regia di Incerti. C’è anche il suo tocco di cineasta quando dà una dimensione cinematografica allo spettacolo con gli effetti luce, che mettono in risalto i primi piani degli attori in scena, e con la velocità del ritmo. La scena finale, anch’essa molto forte, è ispirata al film diretto da Mario Caiano “Amanti d’oltretomba” del 1965, al quale ha fatto riferimento Fortunato Calvino, come ha informato nella conferenza stampa di presentazione dello spettacolo.

Mimmo Sica

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