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Lo Zeno di Valeria Parrella promosso al San Ferdinando

Redazione by Redazione
22 Gennaio 2016
in Musica e Spettacoli
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Applausi prolungati allo spettacolo ispirato al romanzo di Svevo su testo della scrittrice e regia di Andrea Renzi

NAPOLI – Sold out e applausi convinti e prolungati al San Ferdinando per “Dalla parte di Zeno”, della scrittrice Valeria Parrella, con la regia di Andrea Renzi. Lo spettacolo, andato in scena in prima assoluta e, felice coincidenza, nel giorno del compleanno dell’autrice, segna anche il suo debutto come “dramaturg” di una commedia diversa dalla tragedia greca (si ricorda che ha riscritto “Antigone”di Sofocle, con cui ha vinto il Premio Le Maschere del Teatro Italiano nel 2013) e dalle “plautine” con le quali ha maggiore confidenza. Il testo, commissionato dallo Stabile di Napoli nella veste di Teatro Nazionale, narra di un’esperienza psichica scritta con un pensiero rivolto “Alla ricerca del tempo perduto” di Marcel Proust, un viaggio nel tempo e nella memoria, intesa quasi come precorritrice della psicoanalisi freudiana, e occhieggiando, come ha detto l’autrice, al più famoso romanzo di Italo Svevo, precursore della narrativa italiana sulla psicoanalisi e profondo conoscitore e critico del neurologo e psicoanalista austriaco. Valeria Parrella ha descritto così il “suo” Zeno Cosini: “E’ un giovane molto introverso, chiuso, solitario la cui coscienza è composta da molteplici vite, ciascuna impersonata da un attore, e ciascuna che possiede sia un legame biologico diretto con lo stesso Zeno, come fosse una sua sinapsi, sia una sua propria vita interna, ricca, composita, fatta di rapporti con gli altri: stereotipati o sorprendenti. È come se la testa tutta di Zeno fosse un condominio. Un evento, raro ma non impossibile, diviene il detonatore della sua vita, diretta e interpretata di concerto dai condòmini”. L’azione si svolge su due piani simultanei quello del protagonista e la sua sorprendente e rocambolesca avventura umana che “vive” sul palcoscenico e quello delle sue “sinapsi condominiali”, degli abitanti di un condominio ospitato da parte della platea e dei palchi al primo piano del San Ferdinando. Il teatro, quindi, con una originale “mossa di regia” è diventato palazzo-testa a ridosso degli spettatori in modo da far sentire il pubblico dentro la mente di Zeno: “la quarta parete” è stata simbolicamente rotta. Per coerenza, riteniamo utile a questo punto ricordare “Il living theatre”, la compagnia teatrale sperimentale contemporanea newyorkese fondata nel 1946 dall’attrice Judith Malina e dal poeta e pittore Julian Beck. Fu tra le prime a sviluppare l’equazione arte=vita, cioè cercare l’arte nella quotidianità delle persone comuni, in un periodo in cui il teatro si concentrava soprattutto sull’happening teorizzato da Allan Kaprov.

 

L’invenzione di Andrea Renzi non è stata una provocazione nei confronti del pubblico quanto piuttosto una proposta: “masticare” il testo. Solo in questo modo, certamente faticoso, è possibile capire nella giusta e dovuta maniera un lavoro “non sense” che si lega al teatro dell’assurdo. In conferenza stampa il regista aveva dichiarato: “Ho preso una cellula del testo e ho detto: questo è il registro, folle, surreale”. La pièce, comunque, ha una trama con un lieto finale che per la Parrella “è d’obbligo per la commedia e per l’atteggiamento fiducioso che si tenta di avere verso l’esistenza”. Brava l’autrice alla quale, tra l’altro, va il grande merito di essere riuscita a utilizzare il napoletano e l’italiano con le tante sfumature e intersezioni possibili tra le due lingue e di avere attribuito a ogni personaggio il suo idioletto. Per tutti il dialetto napoletano sotteso di ironia del portiere e l’italiano contaminato dal veneto della preside. Non è ripetitivo sottolineare la maiuscola regia di Andrea Renzi. Bravi gli attori Alessandra Borgia (estetista / seconda amica di Zeno), Carmine Borrino (ragazzo / amico di Zeno), Giorgia Coco (ragazza / collega di Zeno), Antonello Cossia (psicologo/ amministratore di condominio), Valentina Curatoli (figlia), Cristina Donadio (moglie), Giovanni Ludeno (Zeno), Mascia Musy (preside / sorella di Zeno), Antonella Stefanucci (inquilina / prima amica di Zeno) e Tonino Taiuti (portiere). Suggestive le scene di Luigi Ferrigno con l’efficace contrasto tra l’essenzialità della casa di Zeno e il folklore e il cromatismo delle case del condominio. Si va dalla guardiola del portiere ai due appartenenti al primo piano con il cartello “vendesi” sulle persiane verdi chiuse, passando per la camera da letto della figlia dei custodi e la toletta/ banchetto di lavoro della manicurista che ha come inquilina l’insegnante. Coerenti con i caratteri dei personaggi costumi di Ortensia De Francesco. Di effetto le luci di Cesare Accetta e di Federico Odling, molto efficaci, in particolare, nelle scene del terremoto. Le canzoni sono della stessa autrice Valeria Parrella e di Federico Odling. La produzione è del Teatro Stabile di Napoli.

Mimmo Sica

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🕐 Aggiornato il: 22/01/2016 alle 01:32

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