Tappa napoletana del tour, iniziato il 13 marzo. Sul palco i brani della tradizione napoletana ma anche le sigle di Quelli della notte e Indietro tutta. Gli omaggi a Carosone e Manfredi

NAPOLI –  Sold out, applausi continui e standing ovation finale per “Renzo Arbore L’Orchestra Italiana” al debutto all’Augusteo nella tappa napoletana del tour, iniziato il 13 marzo al Teatro degli Arciboldi di Milano, e in scena ancora stasera nel teatro di patron Francesco Caccavale. Lo showman, foggiano di nascita ma napoletano d’adozione che il 24 giugno prossimo compirà 78 anni, si è confermato evergreen e instancabile mattatore. Sul palcoscenico è circondato da 15 talentuosi musicisti: “…all stars” come ama definirli egli stesso, tra i quali spiccano l’appassionato canto di Gianni Conte, la seducente voce di Barbara Buonaiuto, quella ironica di Mariano Caiano e i virtuosismi vocali e ritmici di Giovanni Imparato. E poi ancora: la direzione orchestrale e il pianoforte di Massimo Volpe, le chitarre di Michele Montefusco, Paolo Termini e Nicola Cantatore, le percussioni di Peppe Sannino, la batteria di Roberto Ciscognetti, il basso di Massimo Cecchetti e, dulcis in fundo, gli struggenti e festosi mandolini di Nunzio Reina e Salvatore Esposito, che “ho fortemente cercato e voluto introdurre nell’orchesta”. Lo spettacolo è stato preceduto dalla proiezione di immagini delle città dove Arbore e l’Orchesta Italiana si sono esibiti: New York, Londra, Parigi, Mosca, Tokyo, Caracas, Buenos Aires, San Paolo, Rio de Janeiro, Toronto, Montreal, Sidney, Melbourne, Pechino, Shanghai. E’ stata una testimonianza di come in questi ultimi anni sembrerebbe essersi rafforzato il ruolo per così dire “istituzionale” dell’Orchestra Italiana con Arbore ormai diffusamente riconosciuto come autentico “ambasciatore” della musica e della cultura “italiana” nel mondo. Quindi l’orologio ha cominciato a scandire gli oltre 150 minuti dello show without a break nel corso del quale, oltre a musica e canzoni, ci sono stati piacevoli momenti di interazione con il pubblico la cui attenzione e partecipazione è stata sempre ai massimi livelli. L’ouverture è in omaggio di Roberto Murolo. Mentre sul maxischermo scorrevano frammenti storici dell’indimenticabile cantautore vomerese in compagnia di Mia Martini, Fabrizio De Andrè, Lucio Dalla, dello stesso Arbore, lo showman ha intonato “Reginella”. “La canto dopo 25 anni dal debutto proprio qui all’Augusteo, con Roberto in prima fila che mi dava la sua benedizione”, ha detto al pubblico. E’ seguito il ricordo a Renato Carosone, “che inventò la formula che abbiamo adottato”, con “Maruzzella”, in chiave cubaneggiante, ” ‘O Sarracino” e ” Chella ‘lla”, in stile country west.

La musica ha dato spazio a momenti di comicità. Arbore ha esibito un cartello trafugato al Bellini di Catania con scritto:” Renzo Arbore è esaurito. Si prega di non insistere”, suscitando l’ilarità del pubblico. Ha raccontato barzellette e vicende della sua vita sottolineando come la vecchiaia “sta avanzando e io l’anticipo facendo finta di avere vuoti di memoria”. Poi è passato a raccontare divertenti aneddoti sulla vita del suo grande amico, Luciano De Crescenzo. “Ha nove anni più di me e dimentica le cose” e gli incontri con una persona, che durante una sua tournée gli disse “mi fa impressione vederla ancora viva” e con un’altra che commentò “è meglio da vivo”. Si è ritornati alla musica con “Guaglione” in chiave jazz con Giovanni Imparato che, abbandonate le percussioni, si è esibito in un a solo con uno “strumento” di legno, l’afrocubania tammumba. E’ seguita “A nuje ce pice magnà” e poi una serie di brani dedicati alla tradizione napoletana. Barbara Buonaiuto ha cantato “Na sera ‘e maggio” e “Tutte ‘e sere”. Gianni Conte, superato un lieve malore, ha interpretato “Silenzio cantatore”. Arbore ha omaggiato ancora Murolo con “Fravula fra” e “Penzammo a salute”. Spazio per un pezzo di sola orchestra e omaggio a Totò con “Malafemmena” interpretata da Arbore e Conte. Anche per il Principe frammenti storici proiettati sul maxischermo. Non è mancato Domenico Modugno, “il fondatore della canzone italiana”, come lo ha definito Arbore. A lui e agli autori di molti suoi testi, Riccardo Pazzaglia e a Dino Verde, lo showman ha dedicato “Piove”, scritta da quest’ultimo. Sono seguiti “O mamma non ho voglia di studiare”, in ricordo di Natalino Otto, “Ammore scumbinato”, musicato da Mimmo Di Francia presente tra il pubblico e che Arbore ha salutato, “Comme facette mammeta”, “Aumm aumm”,” ‘O surdato ‘nnammurato”. Il finale è stato dedicato alle mitiche sigle dei programmi tv che hanno incoronato Arbore re della tv italiana, da “Ma la notte no” da “Quelli della notte” a “Vengo dopo il tg” da “Indietro tutta” fino a “Sì, la vita è tutto un quiz”, ancora da “Indietro tutta”. Ovzione quando ha intonato la vecchia e bellissima “Tanto pe’ cantà”, quella che interpretava il mitico Nino Manfredi. Belle le scene e il disegno luci. Tra il pubblico era presente anche Sal Da Vinci. “Sono un suo fan- ha detto lo showman- anche se lui non lo sa”.

Mimmo Sica

(Foto Carlo Ritirossi/Fb)

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