Il Duca Bianco e il suo canto del cigno

David Bowie: cinque decenni di musica, di epoche distinte, che ha saputo solcare, galoppare solo come la genialità impone, e assicura

Puntualità, destino, fatalità, ironia, la magia di una leggenda, il potere della musica. Una cosa è certa, qualsiasi cosa sia, non vi è un’accezione, sicura, puntuale che possa spiegare il senso di sbalordimento commisto ad una sorta di religiosa sensibilità di fronte alla scomparsa di David Bowie, una delle leggende della contemporaneità, e della musica. Pertanto questo 10 gennaio 2016 verrà ricordato nei giorni futuri come il giorno scelto da Ziggy Sturdust, conosciuto anche come Duca Bianco, per proseguire il suo viaggio. Cinque decenni di musica, di epoche distinte, che ha saputo solcare, galoppare solo come la genialità impone, e assicura. Nato nel 1947 a Brixton la sua infanzia verrà segnata dalla scomparsa del fratello maggiore Tinny (lui stesso lo inizierà all’ascolto di musica jazz, letture beat). È qui che, forse, in lui scatta qualcosa. Si avvicina al mondo della musica, volendola capire, possedere, viverla. E prima di vivere la musica bisogna vivere di vita, assaporarla. Ed eccolo nella Londra della ripresa economica, poi il periodo glam, di cui il capolavoro “Ziggy Sturdust”, suo quinto album, ne è l’esempio; “Ground Control to Major Tom…” sono le prime parole che risuonano in “Space Oddity”,il suo secondo lavoro storico della sua storia discografica. Le ultime decadi sono state firmate e scandite da quella sua voce, calda, ferma, un suo stile edonistico senza mai essere, o apparire, scontato, eccessivo. Ecco, ha saputo cavalcare e capirlo, quell’eccesso.

E infine ha scelto di andarsene firmando il suo ultimo lavoro uscito proprio l’otto gennaio, “Blackstar” che molti considerano, e non sbagliano, a considerarlo come suo testamento. Si potrebbe anche pensare che fosse un suo saluto a questa vita di cui è stato protagonista, protagonista di se stesso come pochi. O come dichiarato dal produttore Tony Visconti il suo “Canto del cigno”.

E se si vuole salutarlo, ricordarlo, si alzi il volume, magari con “Space oddity”, “Ziggy Sturdust”, o ancora “Changes”, Rebel Rebel. La scelta, dopotutto, è bella che ampia. Ciao Duca

 

Vincenzo Perfetti

(Foto David Bowie/Fb)

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