Al Mercadante applausi alla Medea di Lavia

Il classico di Euripide nell’adattamento del regista milanese

Applausi convinti e meritati per “Medea” di Euripide nell’adattamento e regia  di Gabriele Lavia, andata in scena  al Teatro Mercadante. A indossare i panni della maga della Colchide è Federica Di Martino, affiancata nel ruolo di Giasone da Daniele Pecci. Con loro, Mario Pietramala interpreta Creonte, Angiola Baggi la Nutrice, Giorgio Crisafi il Pedagogo, Francesco Sferrazza Papa il Messaggero. Sofia De Angelis e Giulia Horak sono i Figli di Medea. Il coro è formato da Silvia Biancalana, Maria Laura Caselli, Flaminia Cuzzoli, Giulia Gallone Silvia Maino, Diletta Masetti, Katia Mirabella, Sara Missaglia, Francesca Muoio, Marta Pizzigallo, Malvina Ruggiano, Anna Scola, Lorenza Sorino. La vicenda si svolge a Corinto, dove Medea vive con il marito Giasone e i loro due figli. La donna, abbandonato il padre Eete, re della Colchide e fratello di Circe, ha aiutato Giasone nell’impresa del Vello d’oro. Dopo dieci anni, Creonte, re di Corinto, offre sua figlia Glauce in sposa a Giasone, dandogli così la possibilità di successione al trono. Giasone accetta e abbandona Medea. Incapace di accettare che a Corinto sia legittimo ripudiare la propria moglie, Medea, che per Giasone ha ucciso suo fratello, e che ritiene l’amore un patto di sangue, un giuramento assoluto, definitivo, reagisce all’abbandono e tesse la sua vendetta. Fingendosi rassegnata manda in dono alla giovane Glauce un mantello “avvelenato” col quale la uccide, insieme al padre Creonte accorso in aiuto della figlia. Ma l’odio di Medea non è ancora placato: per impedire a Giasone ogni discendenza decide di uccidere anche i due figli che con lui ha generato, condannando l’uomo a un tragico destino di infelicità. Gabriele Lavia, con la sua rilettura di Medea, (una delle più celebri tragedie del mondo classico che ha rappresentato una svolta poiché per la prima volta protagonista di una tragedia era la passione, violenta e feroce, di una donna), ha inteso dimostrare che il testo euripideo «è, come si dice, antico, che non vuole dire morto, passato; al contrario, più è antico e più è vicino a un’origine. L’origine di qualcosa è la sua essenza. Medea, dunque, è più vicina all’essenza del teatro di qualunque testo più recente o, addirittura, attuale. Medea, che si ripete sempre la ‘stessa’ e mai uguale (poiché cambiano le attrici), è ‘contemporanea’ e mette in crisi o denuncia una certa attualità di oggi, svelandone l’inconsistenza o, talora, la falsità. Che cosa è contemporaneo nell’antichissimo? Proprio il fatto che qualcuno lo ‘ripeta’. E per ripetere bisogna apprendere». Ha scelto, quindi, come spazio dell’azione un appartamento dei nostri giorni, aperto, le cui stanze sono avvolte da un’ atmosfera cupa, quasi claustrofobica, che in alcuni momenti è ai limiti di quella di un film noir.

 

E’ una casa borghese, ma anche il luogo dove si compie il più orribile dei delitti.  Al suo interno si muovono gli attori che vestono abiti moderni. Padrona assoluta della scena è Medea, interpretata in maniera maiuscola da Federica Di Martino, che indossa un abito nero. E’ una “barbara” perché viene da lontano, dal Caucaso, dall’Oriente, da un’altra cultura . Diventa perciò vittima della “paura dell’estraneo” ed è vista come un pericolo e, per vendetta, alla fine lo diventa. E’ anche una donna dalla personalità complessa e in continua lotta con se stessa, con il suo essere passionale e razionale allo stesso tempo. Questo la rende forte, ma anche debole, «spietata con i nemici e mite con gli amici». Tradita, reagisce al dolore come un animale ferito a morte e agisce con lucida follia. Giasone, bene interpretato da Daniele Pecci, è un personaggio lontano dall’eroico capo degli Argonauti. E’, infatti, un uomo egoista e superficiale, il cui obiettivo è quello di acquisire uno status sociale. Per lui l’amore rappresenta soltanto un mezzo per la conquista del potere e della ricchezza (Dante lo colloca nell’ottavo cerchio dell’Inferno, quello dei fraudolenti, e più precisamente nella prima bolgia con i ruffiani e i seduttori). Intenso e significativo il dialogo tra Medea e questo arrampicatore sociale “ante litteram”. In esso c’è lo scontro tra due culture e la critica al concetto tradizionale di famiglia nell’Atene del tempo proprio quando nella città greca cominciava ad affermarsi con forza la dignità della donna. Rappresenta anche il momento in cui Lavia è riuscito a rendere più che mai “normali” i due protagonisti e farli apparire come una coppia di quotidiana, tragica attualità. Altrettanto forte e di grande impatto emotivo è la descrizione, che il messaggero fa a Medea dell’ atroce morte di Glauce e del padre Creonte, analitica nei dettagli più macabri e agghiaccianti. Da citare la doccia “putrificatrice” che si fa Medea, bella nel suo nudo integrale, dopo l’uccisione dei figlioletti. Bravi tutti gli altri attori compresi i piccoli Sofia De Angelis e Giulia Horak, figure di importanza fondamentale per la trama,  che sono continuamente presenti senza però mai esprimersi direttamente. La traduzione è di Maria Grazia Ciani; la scenografia è di Alessandro Camera; i costumi di Alessio Zero; le musiche di Giordano Corapi, Andrea Nicolini; le luci di Michelangelo Vitullo. La produzione è del Teatro Stabile di Napoli con Fondazione Teatro della Toscana.

Mimmo Sica

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