Da Palermo a Roma, agricoltori e lavoratori bloccano le strade. Sotto accusa i costi impossibili per lavorare i campi
Dalle campagne della Sicilia fino alle porte di Roma, l’Italia torna a fermarsi. I trattori sono di nuovo in strada, guidati da agricoltori esasperati che non riescono più a coprire le spese per coltivare i campi. Il motivo principale della rabbia è sempre lo stesso: il prezzo del carburante ormai troppo alto, che sta mettendo in ginocchio l’intera filiera alimentare e rischia di svuotare i banchi dei mercati.
La mobilitazione sta crescendo giorno dopo giorno e tocca diverse regioni. Le proteste più forti si registrano in Sicilia e in Calabria, mentre a Torrimpietra, sulla Statale Aurelia a due passi da Roma, è nato il grande presidio nazionale che riunisce lavoratori arrivati da ogni angolo del Paese.
Sicilia e Calabria in prima linea
Nell’isola la situazione è caldissima. Gli agricoltori, scesi in campo con le sigle del settore, hanno bloccato punti nevralgici della viabilità. Ci sono presidi importanti lungo la strada Palermo-Agrigento, all’altezza del bivio di Bolognetta, ma la protesta si è mossa anche sulla Catania-Gela, nei pressi del Ponte Olivo, e nel Ragusano, con tappe al mercato ortofrutticolo di Donnalucata e una grande manifestazione già fissata per il primo ottobre a Ragusa.
Stesso copione in Calabria, dove i presidi allestiti sono ben cinque. Dalle coste ioniche della Sibaritide, di Cariati e di Crotone fino a quelle tirreniche di Pizzo Calabro e Rosarno, la voce della terra si fa sentire forte. Gli agricoltori calabresi denunciano costi di produzione che definiscono semplicemente folli, la concorrenza sleale che non tutela i prodotti italiani, la forbice enorme tra il prezzo pagato a chi produce e quello finale al supermercato.
Le misure delle compagnie e la mossa del governo
Per tentare di calmare le acque, il governo ha chiesto una mano ai giganti del petrolio. Eni ha risposto introducendo un tetto massimo ai prezzi: 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro al litro per il gasolio. Un aiuto che per ora durerà trenta giorni, con la possibilità di una proroga fino a fine anno, seguito a ruota anche da IP che ha promesso interventi simili.
Per le famiglie e i lavoratori, però, queste misure sembrano gocce nel mare. Il vero nodo politico resta la tassa sugli extraprofitti delle società energetiche. L’Unione Europea ha già fatto sapere che l’Italia può agire in autonomia con le proprie leggi, ma da Palazzo Chigi per ora non arrivano novità concrete.
Imminente uno sciopero generale dei trasporti
La rabbia, intanto, rischia di allargarsi a macchia d’olio. A Roma, gli agricoltori hanno lanciato un appello diretto a tutti gli automobilisti, invitandoli a fare causa comune. E la solidarietà rischia di trasformarsi in uno stop generale: Assotir, l’associazione che rappresenta gli autotrasportatori, ha già fatto partire le prime minacce di sciopero. Sulla stessa lunghezza d’onda ci sono i tassisti, pronti a fermare le auto se non arriveranno risposte rapide e chiare dal governo.
Le strade tornano a tingersi dei colori dei mezzi agricoli, e la tensione sociale sale. Per il Paese si apre una stagione caldissima, in cui la voce di chi lavora la terra chiede risposte immediate per non spegnere per sempre i motori dell’economia reale.
Alessandro Manna
