Dalla corsia del Pronto Socrcorso alla comunicazione in azienda: la guida pratica passo dopo passo per evitare brutte sorprese
Basta un attimo: una buca presa di corsa mentre si sale sul bus, una deviazione improvvisa per aggirare un ingorgo o una scivolata sui gradini della metro. Il tragitto che ogni mattina ci porta da casa all’ufficio può trasformarsi all’improvviso in un incubo burocratico e legale.
Stiamo parlando del cosiddetto infortunio in itinere, ovvero l’incidente che capita lungo la strada tra la propria abitazione e il posto di lavoro. Una tutela fondamentale garantita dall’Inail, ma che nasconde parecchie insidie. Se non si seguono le regole alla lettera, infatti, il rischio concreto è di perdere l’indennizzo o il risarcimento dei danni a causa di una semplice svista procedurale o di un ritardo.
Ecco allora una guida passo dopo passo per capire cosa fare subito e come muoversi senza errori.
I primi soccorsi e il certificato medico: la regola d’oro
La primissima cosa da fare, fin dal momento dell’ingresso in Pronto Soccorso o dell’arrivo dei soccorritori, è una sola: dichiarare chiaramente che si tratta di un infortunio avvenuto nel tragitto casa-lavoro.
Il medico o la struttura sanitaria dovranno rilasciare l’apposito certificato medico di infortunio, in cui va descritta in modo dettagliato la dinamica dell’accaduto. A quel punto il lavoratore ha un obbligo immediato: comunicare all’azienda i dati del certificato, a partire dal numero di protocollo. Senza questa comunicazione la procedura non può partire e la copertura rischia di bloccarsi sul nascere.
Una volta ricevuto il certificato (se la prognosi supera i tre giorni), il datore di lavoro ha l’obbligo di inoltrare la denuncia all’Inail entro 48 ore, che si riducono a sole 24 ore nei casi più gravi o con pericolo di vita. Avviata la pratica, l’Inail aprirà un’istruttoria per verificare i fatti, chiedendo al lavoratore di compilare un modulo dettagliato: attenzione massima alle parole e alla descrizione della dinamica!
Le regole dell’Inail: tragitti, deviazioni e auto privata
La copertura non è automatica e ci sono paletti molto rigidi da rispettare. L’Inail protegge il tragitto di andata e ritorno tra dimora e lavoro, gli spostamenti tra due sedi aziendali diverse o il percorso per andare a mangiare durante la pausa pranzo.
Tuttavia, la strada deve essere quella ordinaria e ragionevole. Ogni deviazione o interruzione non giustificata fa decadere la tutela. Le eccezioni ammesse sono pochissime e riguardano solo cause di forza maggiore (come un guasto all’auto o una strada bloccata), obblighi di legge o necessità inderogabili, prima fra tutte l’esigenza di accompagnare i figli a scuola.
Un capitolo a parte riguarda il mezzo di trasporto. La legge preferisce di gran lunga i mezzi pubblici o gli spostamenti a piedi. Se ci si sposta con la propria auto o la moto, l’Inail riconosce l’indennizzo solo se l’uso del mezzo privato era strettamente necessario. Questo accade, ad esempio, quando i mezzi pubblici non esistono, quando gli orari dei bus o dei treni sono totalmente incompatibili con i turni di lavoro, o se la fermata più vicina costringe a una camminata a piedi sproporzionata. Ovviamente, la copertura salta del tutto in caso di guida in stato di ebbrezza, sotto l’effetto di droghe o per violazioni gravi e dirette del Codice della Strada.
Tempi e scadenze: cosa dicono Cassazione e Inail
Oltre al percorso, il fattore tempo è decisivo. Di norma, il diritto a ricevere le prestazioni dall’Inail (dall’indennità per i giorni di malattia fino alla rendita per i postumi permanenti) si prescrive in tre anni dal giorno dell’evento.
Ci sono però buone notizie per chi resta impigliato nei tempi della burocrazia. Grazie a un chiarimento fondamentale (la circolare Inail numero 44 del 2023, basata su una storica sentenza della Cassazione), il termine di tre anni rimane sospeso per tutta la durata del procedimento amministrativo. Di conseguenza, finché l’istituto non comunica una decisione ufficiale di accoglimento o di rigetto, la prescrizione non corre: il superamento dei normali tempi d’istruttoria non farà perdere al lavoratore il proprio diritto all’indennizzo.
La prudenza, in ogni caso, resta la miglior alleata: conservare ricevute, biglietti dei mezzi, annotare testimoni e denunciare subito ogni dettaglio può fare la differenza tra un risarcimento sicuro e una pratica respinta.
Ciro Crescentini
