I servizi e i governi europei demoliscono la notizia lanciata dai media: tensioni artificiali e sospetti di disinformazione per trascinare la Nato nella guerra
La smentita è arrivata rapida, ufficiale e ferma, coinvolgendo direttamente i principali partner europei, tra cui il presidente francese Emmanuel Macron che ha fatto riferimento alle posizioni del ministro Guido Crosetto. Non esiste alcun report della Cia riguardante presunte minacce di droni russi via mare diretti contro l’Italia, la Francia o la Spagna, né tantomeno riscontri concreti. Eppure, l’indiscrezione pubblicata dal quotidiano spagnolo El Mundo — basata su fonti anonime del ministero della Difesa lituano — ha scosso le cancellerie europee, sollevando il pesante sospetto che qualcuno stia alimentando artatamente il panico.
A frenare i toni ci ha pensato il ministro Guido Crosetto con un netto intervento social: «Già viviamo in tempi nervosi, non serve a nessuno ulteriore benzina sul fuoco». Negli apparati diplomatici e di governo, tuttavia, la questione viene letta sotto un’altra luce. Nei corridoi del Ministero degli Esteri si fa strada l’ipotesi che la teoria di un imminente attacco russo dal mare rientri in una strategia di disinformazione e allarmismo orchestrata da Kiev.
L’escalation dell’allarmismo di Zelensky e i “false flag”
La linea che serpeggia ai vertici dell’esecutivo italiano punta il dito contro il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Secondo Palazzo Chigi e i servizi segreti, Kiev starebbe drammatizzando in modo esagerato la situazione geopolitica per trascinare direttamente nel conflitto i Paesi della NATO. Una catena di presunti allarmi sproporzionati, dai confini violati dai droni agli incidenti ibridi, che profila una vera e propria regia di disinformazione finalizzata a esasperare la tensione internazionale.
Questo logoramento si riflette inevitabilmente anche sul piano politico interno e sui rapporti diplomatici. La premier Giorgia Meloni, attenta ai trend dei sondaggi in vista delle scadenze elettorali, rileva come la maggioranza degli italiani rifiuti l’idea di un’Europa coinvolgeta in una spirale bellica. Da qui la scelta di smarcarsi da una narrazione eccessivamente aggressiva e di disertare l’Assemblea Generale dell’Onu, palcoscenico chiave per Volodymyr Zelensky — che ha definito Vladimir Putin il “paziente zero da fermare” vantando intese con Donald Trump — evitando di offrire visibilità a un leader i cui toni non intercettano più il favore dell’elettorato.
Tensioni diplomatiche e contromosse istituzionali
A incrinare ulteriormente i rapporti tra Roma e Kiev ha contribuito, a inizio settembre, la decisione di Guido Crosetto di nominare l’ex ministro ucraino Mykhailo Fedorov come proprio consulente per l’innovazione tecnologica militare. Una mossa che ha scatenato le proteste del governo ucraino e alimentato frizioni parlamentari sollevate da Roberto Vannacci tramite un’interrogazione presentata da Emanuele Pozzolo.
Mentre i vertici dell’intelligence ribadiscono l’infondatezza tecnica dell’allarme marittimo — evidenziando che tattiche simili appartengono storicamente ad altre aree di crisi e non alla dottrina di Mosca —, il Parlamento si prepara a fare chiarezza. Nelle prossime ore sono infatti previste le audizioni chiave del direttore dell’Aise e del sottosegretario con delega all’intelligence Alfredo Mantovano, fortemente voluto nel percorso di verifica avviato su impulso del ministro Antonio Tajani, chiamati a relazionare sugli effettivi scenari di sicurezza e sul perimetro di queste pericolose ondate di disinformazione.
Alessandro Manna
