Stop truffe ai danni dei lavoratori, vietato pagare stipendi in contanti

È una norma a tutela anche delle imprese corrette che devono combattere contro la concorrenza sleale

Stop alle buste paga fasulle. Vietato elargire gli stipendi in contanti.   Dal primo luglio cambiano le regole e per i datori di lavoro scatta l’obbligo della tracciabilità dello stipendio.  La norma contenuta nell’ultima legge di Bilancio presentata dal governo di Paolo Gentiloni che ricalca una legge proposta di Titti di Salvo, parlamentare del Pd ed ex segretaria della Cgil Nazionale, decreta il divieto del pagamento dei salari via contanti fatti salvi i rapporti di lavoro con la Pubblica Amministrazione, i lavoratori domestici come colf, baby sitter o badanti e i compensi per gli stage. Il provvedimento punta a prevenire gli abusi e combattere il fenomeno  per cui imprenditori “scorretti” corrispondono al lavoratore retribuzioni inferiori a quanto previsto dalla busta paga magari sotto il ricatto del licenziamento o della non assunzione. In questa direzione va anche la precisazione che la sola firma della busta paga da parte dei lavoratori non costituisce più prova del pagamento dello stipendio.

La scelta del sistema di pagamento è rimessa direttamente al lavoratore, il quale potrà optare per l’accredito diretto sul proprio conto corrente per l’emissione di un assegno (consegnato direttamente al lavoratore o in caso di comprovato impedimento a un suo delegato) oppure per il pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale. Viene vietato in sostanza ai datori di lavoro il pagamento della retribuzione a mezzo contante qualunque sia la tipologia del rapporto di lavoro instaurato.

Il provvedimento fissa l’obbligo per il datore di lavoro, al momento dell’assunzione, di comunicare al centro per l’impiego competente gli estremi dell’istituto bancario o dell’ufficio postale che provvederà al pagamento delle retribuzioni al lavoratore, nel rispetto delle norme sulla privacy.

La comunicazione, per evitare di attribuire nuovi oneri burocratici ai datori, sarà inserita nello stesso modulo che gli stessi inviano obbligatoriamente al centro per l’impiego quando effettuano nuove assunzioni. La modulistica, quindi, dovrà essere opportunamente modificata (dai centri per l’impiego) entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge per permettere l’invio corretto della comunicazione anche in modalità telematica.

Allo stesso modo, l’ordine di pagamento potrà essere annullato soltanto trasmettendo alla banca o alle poste copia della lettera di licenziamento o delle dimissioni del lavoratore, rese secondo le modalità di legge, fermo restando l’obbligo di effettuare tutti i pagamenti dovuti al lavoratore dopo la risoluzione del rapporto di lavoro.

Prevista una pesante sanzione che ammonta a 5 mila euro per quei datori di lavoro che continueranno ad utilizzare forme di corresponsione delle mensilità che non sono tracciabili. Una somma sanzionatrice così elevata ha come obiettivo un effetto deterrente per tutti quei comportamenti scorretti operati dal datore di lavoro nei confronti non solo dello Stato e della legge, bensì anche del dipendente stesso.

È una norma a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori, ma anche delle imprese corrette che devono combattere contro la concorrenza sleale di chi, scaricando falsi costi per il personale, accumula utili extra bilancio.

 

 

 

 

 

 

 

Condividi sui social network
  • gplus
  • pinterest