Furbata jobs act: licenziati e riassunti senza tutele, odissea per 30mila in Campania

Secondo le organizzazioni sindacali indipendenti, effetti devastanti sul piano sociale. Gli esuberi sono aumentati. Per le aziende solo vantaggi e sgravi

Il Jobs Act, la riforma del mercato del lavoro e lo smantellamento dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, ossia i licenziamenti facili stanno producendo effetti devastanti in Campania. Effetti devastanti sul piano sociale. Secondo le organizzazioni sindacali indipendenti (Cobas, Usb, Cub) e le principali associazioni di giuristi e avvocati giuslavoristi, lo scorso anno sono stati notificati almeno 30 mila licenziamenti ‘economici individuali’ per ‘giustificato motivo oggettivo’. Gli esuberi sono aumentati, in particolare, nei settori dei servizi, il commercio, l’edilizia, le imprese di pulizia, la ristorazione e del manifatturiero. Molti imprenditori hanno preferito riassumere i propri dipendenti, regolarizzando anche quelli che operavano in “nero” utilizzando le nuove normative introdotte dall’esecutivo nazionale guidato da Matteo Renzi. Le nuove normative aiutano le imprese a liberarsi della manodopera, utilizzando come motivazioni le solite ‘esigenze tecniche, organizzative e produttive’, riassumere gli stessi lavoratori beneficiando degli sgravi contributi e non saranno obbligati dal giudice a reintegrare i lavoratori che eventualmente contesteranno i provvedimenti. Si limiteranno ad erogare un indennizzo economico compreso tra 15 e 27 mensilità.

 

I più colpiti sono i lavoratori anziani ultracinquantenni, una forza lavoro debole e ‘usurata’ dai ritmi e dai carichi di lavoro. Ma nel mirino soni finiti anche i lavoratori sindacalizzati o potenziali sindacalizzati. La riforma del lavoro ha abbassato le tutele sui posti di lavoro e prodotto altri disoccupati. Tante le critiche. Tante le perplessità espresse dagli esperti del diritto del lavoro. L’imprenditore potrà sostenere che si è verificato un motivo oggettivo. Se questo poi non dovesse essere riconosciuto, secondo quanto prevede la nuova norma, è prevista solamente la tutela risarcitoria. Il lavoratore potrà certamente avere la possibilità di provare che si tratta in realtà di un provvedimento disciplinare, ma, come nel licenziamento discriminatorio, risulterà spesso molto difficile. Tantissimi imprenditori avranno la possibilità di avvalersi della possibilità di adottare i licenziamenti per motivi economici. E non finisce qui. Un lavoratore assunto tramite le normative Jobs Act non godrà degli stessi diritti di uno che è stato assunto prima. E questo, nonostante abbia lo stesso contratto, a tempo indeterminato e sia impiegato nella stessa condizione. Le nuove misure danno il via libera alle imprese a licenziare in maniera discrezionale lavoratori singoli e gruppi di lavoratori. E’ una delega in bianco alle imprese. Normative che cancellano i diritti collettivi ed individuali. ll contratto a tutele crescenti è diventato la norma dei rapporti di lavoro. La vera “forza” delle precedenti normative dello Statuto dei Lavoratori erano la deterrenza: un imprenditore, davanti alla tutela che l’articolo 18 offriva al lavoratore, decideva di non licenziare. La cancellazione della tutela aiuterà il datore ad assumere decisioni per fare a meno del dipendente.

Ciro Crescentini

(Foto cobaspisa.it)

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