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Avvocato Giuliana Quattromini: “l’ispettorato del lavoro ignora le segnalazioni, i lavoratori restano senza tutele”

Redazione by Redazione
9 Marzo 2025
in Economia e Società, In Primo Piano, Napoli
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Durante l’incontro studi sullo sfruttamento del lavoro tenutosi all’Università Federico II di Napoli, la giuslavorista ha denunciato la mancata risposta alle violazioni e la dissuasione delle denunce.

Il 7 marzo scorso, l’avvocata giuslavorista Giuliana Quattromini ha partecipato all’incontro di studi “Sfruttamento del lavoro e risposte ordinamentali” presso l’Università Federico II di Napoli. Durante l’incontro, Quattromini ha affrontato tematiche di grande rilevanza, tra cui il caporalato, le pratiche di sfruttamento più subdole nel mondo del lavoro e la inefficienza delle istituzioni preposte alla tutela dei diritti dei lavoratori. Un’occasione per fare luce su dinamiche complesse e per denunciare le gravi lacune nel sistema di protezione, ma anche per suggerire soluzioni concrete in risposta a queste problematiche. In questa intervista, approfondiamo i temi trattati da Quattromini durante l’evento.

Avvocata Quattromini, durante l’incontro ha evidenziato fenomeni preoccupanti come il caporalato e forme più subdole di sfruttamento. Può approfondire questi aspetti?

Certamente. Il caporalato rappresenta una forma di sfruttamento diretto e violento, spesso associato al lavoro agricolo, dove i lavoratori sono sottoposti a condizioni disumane. Tuttavia, esistono forme più sottili di sfruttamento, come quelle nel settore della grande distribuzione, dove i lavoratori sono costretti a firmare contratti part-time falsi, lavorando di fatto a tempo pieno senza le dovute tutele. Inoltre, fenomeni come l’interposizione di manodopera, subappalti selvaggi e l’utilizzo improprio di false partite IVA contribuiscono a creare un ambiente lavorativo precario e ingiusto.

Ha menzionato l’inefficienza dell’ispettorato del lavoro nel rispondere alle segnalazioni. Qual è la sua opinione al riguardo?

Purtroppo, è una realtà con cui ci confrontiamo quotidianamente. Le montagne di segnalazioni inviate all’ispettorato spesso rimangono senza risposta, lasciando i lavoratori senza tutela. Inoltre, la procedura attuale richiede che i lavoratori si rechino personalmente presso gli uffici per presentare denunce, compilando moduli complessi, il che può dissuaderli dall’azione. L’ispettorato dovrebbe invece raccogliere anche denunce anonime, garantendo la protezione dei lavoratori da possibili ritorsioni.

Un altro punto critico riguarda i verbali di conciliazione che riducono i diritti dei lavoratori. Può spiegare meglio questa situazione?

I verbali di conciliazione dovrebbero rappresentare un accordo equo tra le parti. Tuttavia, spesso vengono imposti ai lavoratori, riducendo i loro diritti fondamentali. In alcuni casi, questi verbali sono firmati anche da sindacati che dovrebbero invece proteggerli. È essenziale che i lavoratori siano consapevoli dei loro diritti e non siano costretti a firmare accordi che li svantaggiano.

Lei ha anche sollevato preoccupazioni riguardo a pratiche come i falsi contratti part-time e l’abuso della cassa integrazione. Qual è la sua valutazione su queste pratiche?

Queste pratiche rappresentano una distorsione del sistema di tutele previste dalla legge. I falsi contratti part-time, in cui i lavoratori sono pagati come part-time ma lavorano a tempo pieno, sono una truffa legalizzata che mina le basi del diritto del lavoro. Allo stesso modo, l’abuso della cassa integrazione, soprattutto durante la pandemia, ha portato a situazioni paradossali in cui i lavoratori erano in cassa integrazione ma continuavano a lavorare, spesso in condizioni precarie.

Secondo Lei, quali sono le cause principali di questo arretramento nelle tutele dei lavoratori negli ultimi decenni?

Le cause sono molteplici e interconnesse. Innanzitutto, c’è stato un progressivo smantellamento delle garanzie normative a favore di una flessibilità che ha spesso significato precarietà. Il ricatto occupazionale, dove i lavoratori accettano condizioni svantaggiose per paura di perdere il posto, ha contribuito a questa situazione. Inoltre, la delocalizzazione delle imprese all’estero, la frammentazione della rappresentanza sindacale e la crisi del sistema giudiziario del lavoro hanno ulteriormente indebolito le tutele.

Lei ha sollevato un punto importante riguardo al gratuito patrocinio e le spese legali per i lavoratori. Può spiegare meglio la sua posizione?

Sì, questo è un aspetto fondamentale. Oggi i lavoratori, purtroppo, si trovano ad affrontare una realtà in cui le spese legali per avviare una causa sono spesso insostenibili. Purtroppo, per un errore legislativo, le spese processuali non sono mai addebitate a chi presenta il ricorso in caso di sentenza negativa, ma ciò non consente nemmeno di accedere facilmente al gratuito patrocinio, un diritto che dovrebbe tutelare chi non ha le risorse per sostenere un processo legale. Questo ha l’effetto di dissuadere molti lavoratori dal cercare giustizia, anche quando sono vittime di ingiustizie evidenti. La legge dovrebbe essere riformata per facilitare l’accesso alla giustizia per tutti, senza che il timore delle spese legali impedisca di denunciare le violazioni dei propri diritti.

Lei ha suggerito che la magistratura penale dovrebbe intervenire in questi casi. Quali misure concrete propone?

La magistratura penale ha un ruolo fondamentale nel contrastare le pratiche illecite nel mondo del lavoro. È essenziale perseguire penalmente chi sfrutta i lavoratori, sia attraverso l’interposizione di manodopera illegale, sia mediante subappalti non autorizzati o l’utilizzo fraudolento di contratti. Inoltre, è cruciale garantire che le leggi esistenti siano applicate in modo efficace, assicurando che i diritti dei lavoratori siano rispettati e che chi viola la legge sia chiamato a rispondere delle proprie azioni.

In conclusione, quali sono le sue proposte per migliorare la situazione attuale?

È fondamentale ripristinare la reintegrazione nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo, combattere le forme di lavoro precario e facilitare l’accesso alla giustizia del lavoro. Solo attraverso un impegno congiunto tra istituzioni, sindacati e società civile possiamo sperare di invertire la tendenza attuale e restituire dignità e diritti ai lavoratori.

Ringraziamo l’avvocata Giuliana Quattromini per aver condiviso la sua esperienza e le sue preziose considerazioni su temi di fondamentale importanza per il mondo del lavoro.

CiCre

Tags: Campaniaispettorato del lavoronapolisfruttamento lavoro
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