La rabbia esplode sotto il post di Collettiva pubblicato su Facebook
La decisione del segretario della CGIL, Maurizio Landini, di aderire alla manifestazione del 15 marzo ha scatenato una furiosa reazione tra gli iscritti del sindacato, che si sono riversati sotto il post pubblicato sulla pagina Facebook di Collettiva – il giornale/agenzia di stampa della CGIL – per esprimere il loro disappunto. I commenti, pieni di indignazione e delusione, sono chiari: molti militanti vedono questa scelta come un tradimento rispetto agli ideali storici di pace, giustizia sociale e difesa dei diritti dei lavoratori.
“Un errore storico” è il commento più ricorrente sotto il post, dove si sottolinea come la partecipazione della CGIL a questa manifestazione vada contro i principi stessi del sindacato. “Vergognoso portare bandiere della pace a una manifestazione che supporta la guerra e il riarmo”, scrivono molti, esprimendo il loro dolore per un atto che sembra avallare politiche militari che minacciano la pace in Europa e nel mondo. Ma la delusione non finisce qui: i promotori della manifestazione del 15 marzo, infatti, non sono solo favorevoli alla guerra e al riarmo, ma hanno anche sostenuto il Jobs Act, una legge che ha introdotto maggiori forme di precarietà nel lavoro e ha tagliato i diritti dei lavoratori, contrastando direttamente le battaglie storiche della CGIL.
Un altro aspetto che ha suscitato grande indignazione tra gli iscritti è il fatto che i promotori della manifestazione si sono schierati anche contro i 5 referendum indetti dalla CGIL per cancellare le leggi che legittimano la precarietà nel lavoro, tra cui proprio quelle che hanno portato alla riforma del lavoro del governo Renzi. “Non possiamo tollerare che il nostro sindacato appoggi chi ha distrutto i diritti dei lavoratori e sta alimentando una nuova corsa agli armamenti”, commenta un militante, mettendo in evidenza l’incongruenza tra la difesa dei diritti dei lavoratori e il sostegno a una manifestazione che appoggia il Jobs Act e le politiche di precarietà.
“Un sindacato per la pace non può allearsi con chi promuove il riarmo e la precarietà”, scrivono in molti, contestando la partecipazione della CGIL a un evento che, da una parte, si dichiara per l’unità europea e l’autonomia strategica, ma dall’altra appoggia politiche che non solo sostengono la guerra ma anche la destrutturazione del mondo del lavoro.
“Il Jobs Act ha portato alla precarizzazione del lavoro e ora il sindacato si schiera con chi lo ha creato”, aggiunge un altro commentatore, lamentando che questa partecipazione mina la credibilità della CGIL come difensore dei diritti dei lavoratori.
Molti iscritti si sentono traditi da una decisione che li allontana dai valori che avevano sempre visto come fondamentali per il sindacato: “La CGIL ha sempre lottato per la pace e contro le guerre, ora rischia di diventare un alleato dei guerrafondai”.
Questa indignazione si estende anche a un altro punto fondamentale: “I promotori della manifestazione sono anche quelli che hanno boicottato i nostri referendum contro la precarietà, promuovendo invece politiche che hanno solo aumentato l’insicurezza sul lavoro”, lamentano i commentatori. Questo comportamento viene interpretato come un allontanamento dalla missione storica della CGIL, che dovrebbe essere impegnata a tutelare i diritti dei lavoratori, non a schierarsi con chi li minaccia.
“La CGIL sta perdendo la sua identità”, è il pensiero di molti, che si sentono ormai esclusi da una decisione che appare troppo distante dalle necessità e dalle richieste di chi vive sulla propria pelle l’incertezza del lavoro e l’esclusione dai diritti sociali.
“Questa partecipazione è un tradimento del nostro impegno contro la precarietà, è un errore che dividerà la base del sindacato”, scrivono in molti, convinti che questa mossa non solo danneggi la reputazione della CGIL, ma finisca anche per allontanare molti di coloro che l’hanno sempre sostenuta.
Una scelta che tradisce i principi storici della Cgil
Le voci di dissenso sotto al post di Collettiva non sono solo una protesta contro una scelta politica che tradisce i principi storici della CGIL, sono anche un grido di allarme rispetto a un sindacato che sta perdendo la sua identità. Partecipare a una manifestazione che, pur dichiarando di lottare per l’unità europea, supporta politiche belliciste, favorisce il riarmo e continua a sostenere la precarizzazione del lavoro attraverso il Jobs Act, è un errore che rischia di avere ripercussioni molto gravi.
Gli iscritti della CGIL non possono rimanere in silenzio di fronte a quella che appare una chiara contraddizione tra la difesa dei diritti dei lavoratori e il sostegno a politiche che minano proprio quei diritti. La decisione di partecipare a questa manifestazione non solo delude, ma allontana il sindacato dalle sue radici, mettendo in discussione la sua capacità di rappresentare le reali esigenze dei lavoratori e di lottare per la pace e la giustizia sociale.
Ciro Crescentini
