Pensioni, parte il confronto per cambiare la legge Fornero

3 febbraio primo incontro, obiettivo nuove misure a settembre 

Cinque incontri tecnici a febbraio e una verifica politica a marzo: il confronto tra Governo e sindacati sulla riforma del sistema pensionistico inizia con la messa a punto di un calendario fissando l’obiettivo per l’intesa sulle nuove misure a settembre quando si scriverà la Nota di aggiornamento del Def. Alla ripresa del dialogo al ministero del Lavoro quindi non si è entrati nel dettaglio delle misure possibili per modificare la legge Fornero né sulle risorse necessarie per farlo, ma ci si è limitati a fare un quadro dei temi sul tavolo fissando gli appuntamenti nei quali bisognerà affrontare i singoli temi. Si partirà lunedì prossimo, 3 febbraio, per parlare della pensione di garanzia per i giovani con la richiesta dei sindacati di individuare un livello minimo di assegno per coloro che iniziano a lavorare tardi e avranno probabilmente carriere molto più discontinue dei loro genitori. Il 7 febbraio si parlerà della rivalutazione delle pensioni in essere con la richiesta dei sindacati di arrivare a una rivalutazione piena anche per quelle che superano le quattro volte il trattamento minimo ma anche di estensione della platea e degli importi dell’attuale quattordicesima per i pensionati con i trattamenti più bassi. Il 10 febbraio si parlerà di flessibilità in uscita e quindi di come evitare il ritorno allo scalone (a 67 anni) una volta esaurita la cosiddetta Quota 100, mentre il 19 si parlerà di previdenza complementare. Deve essere fissata inoltre una data per il tavolo sulla non autosufficienza. Il tema centrale è comunque quello della flessibilità in uscita con i sindacati che continuano a chiedere un pensionamento flessibile a partire dai 62 anni e il Governo che considera questa ipotesi non sostenibile. L’obiettivo dell’Esecutivo è spendere meno di quanto si spende con Quota 100 quindi per mantenere le condizioni attuali per il calcolo delle pensioni bisognerà aumentare l’età minima (probabilmente a 64 anni) mantenendo lo stesso numero di anni di contributi (38). L’alternativa alla cosiddetta Quota 102 è puntare a uscite flessibili calcolando l’assegno interamente con il contributivo. Lo Stato avrebbe costi più alti in prima battuta ma poi risparmierebbe nel tempo perché le pensioni ottenute sono legate ai contributi versati e più basse di quelle calcolate con una parte di retributivo. In attesa dell’avvio del confronto tecnico la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo e i leader sindacati hanno apprezzato il primo incontro. “E’ stato un incontro positivo – ha detto Catalfo – abbiamo stabilito un calendario. Dobbiamo dare stabilità”. Ci saranno tre commissioni: sulla separazione tra previdenza e assistenza, sui lavori gravosi e sull’impatto delle misure per garantire la flessibilità in uscita. L’obiettivo è inserire le misure nella Nadef”. “Si è avviato un confronto, una trattativa vera – ha detto il numero uno della Cgil, Maurizio Landini – l’obiettivo non è un aggiustamento della legge Fornero ma la revisione”. Il segretario generale aggiunto della Cisl, Luigi Sbarra, ha parlato della necessità di un “patto tra le generazioni” introducendo regole che siano stabili per 10/15 anni. Il leader della Uil, Carmelo Barbagallo, ha ribadito che per fare la riforma ci vogliono risorse economiche e che il sindacato si batterà perché ci siano.

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