La Cgil Napoli: “Carpisa offende la dignità dei giovani disoccupati”

 

Duro commento del segretario generale Walter Schiavella

Il concorso proposto da Carpisa, rivenditore di valigeria e borse, è una iniziativa  contro la dignità del lavoro e dei giovani lavoratori. “Compra una borsa vinci uno stage, se hai tra i 20 e 30 anni, dopo aver acquistato una borsa e aver presentato un progetto di comunicazione, potrai partecipare ad una selezione per avere l’opportunità di fare uno stage di un mese all’interno dell’azienda, con una minima retribuzione” – questa in sintesi la selezione lanciata dalla società napoletana. Una minima retribuzione sostenuta però dalla spesa fatta da tutti quelli che hanno tentato la sorte

Sulla singolare selezione di Carpisa è intervenuto il segretario generale della Cgil di Napoli, Walter Schiavella.

“Una vicenda grottesca che dimostra, ancora una volta, l’idea di un’occupazione slegata dai minimi requisiti di dignità del lavoro: il diritto ad un’equa retribuzione per la prestazione di mano d’opera e di protezione della proprietà intellettuale, profittando della situazione di difficoltà dei nostri giovani – commenta Schiavella –  In sostanza, comprando una borsa e attingendo alle tue competenze professionali puoi vincere un mese di lavoro sottopagato, a carico degli ‘sfortunati’ che hanno comprato la borsa senza ‘vincere’ il concorso”.

Non è la prima volta che un’azienda propone un concorso con in palio uno stage per rilanciare le proprie vendite: già qualche anno fa, infatti, alcune catene di supermercati davano la possibilità di inviare una cartolina per partecipare all’estrazione del premio “lavorativo.

La proposta di Carpisa alimenta una errata concezione del lavoro, facendo leva sulle necessità di chi è più in difficoltà, di chi in questo momento fatica a trovare un’attività e un concreto sostegno economico ma soprattutto  continuando ad alimentare l’idea che il lavoro sia una concessione invece che un diritto, e che sia lecito e giustificato sfruttare le idee e la mano d’opera senza un’adeguata retribuzione.

Ciro Crescentini

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