Il governo vara riforma delle partecipate, a rischio il posto di 100.000 lavoratori

Con i paletti imposti dall’esecutivo Renzi, il decreto lascerà in vita solo le società per azioni e quelle a responsabilità limitata. I sindacati: “Serve una cabina di regia, tutelare i servizi ai cittadini e l’occupazione”

Il governo si appresta a varare la riforma delle aziende partecipate. Una riforma che potrebbe produrre effetti dirompenti sul piano occupazionale e sociale. Un processo riformatore che interesserà 957 mila lavoratori italiani, circa 100 mila rischiano di perdere il posto di lavoro.  Circa il 40% delle società partecipate chiuderà i battenti a causa della forma giuridica. Con i ‘paletti’ e le regole imposti dal governo Renzi, il “Decreto Partecipate” lascerà in vita solo le società per azioni e quelle a responsabilità limitata. Tutte le altre, e sono tantissime, dovranno essere chiuse. Chiuderanno, inoltre, tutte quelle le aziende partecipate società che hanno un numero superiore di  amministratori rispetto ai dipendenti inquadrati nei libri paga.

 

Inoltre, saranno dismesse le  società che, in tre anni, non  hanno raggiunto un fatturato medio di almeno un milione di euro. Scendono in campo le organizzazioni sindacali dei lavoratori che chiedono un immediato confronto per garantire i servizi e tutelare l’occupazione di centinaia di migliaia di lavoratori. “Bisogna attuare una riforma importante senza mettere in discussione i servizi alle persone, che Comuni, ex Province e Regioni forniscono ai cittadini tramite le società partecipate e senza mettere a rischio l’occupazione di quanti tra i 957.000 lavoratori saranno interessati ai processi di riforma – sostiene Michele Gentile, responsabile settori pubblici della Cgil nazionale – Riteniamo, che siano necessarie innanzitutto una cabina di regia, alla quale partecipino le rappresentanze delle istituzioni e le organizzazioni sindacali, e un’adeguata strumentazione previdenziale, contrattuale e di ammortizzatori sociali, oggi inesistente, per salvaguardare realmente l’occupazione”. “Il tema della riforma delle società partecipate – conclude il dirigente sindacale – Non è solo un problema di ‘costi della politica’, che chiama direttamente in causa tutti coloro che hanno prodotto queste realtà, ma è anche un problema che riguarda lavoratori e servizi. Sottovalutare questi aspetti, così come non attivare il confronto con le forze sociali porterebbe o all’ennesima riforma annunciata e non attuata, o a un’ulteriore stagione di macelleria sociale”.

Ciro Crescentini

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