Famiglie campane, il 60% non può affrontare spese impreviste: la crisi c’è ma non ditelo a Renzi

Indagine Istat: La metà dei nuclei familiari dichiara di aver apportato dei tagli al proprio budget di spesa mensile, modificando radicalmente il proprio modello di consumo

Il 60% delle famiglie campane nel 2015 non è stata in grado di affrontare da sola una spesa imprevista da 300 a 1000 euro. Tantissimi nuclei familiari hanno passato momenti di difficoltà, superati solo bussando alla porta dei genitori, di altri parenti o amici. Qualcuno si è rivolto anche ai suoceri. E’ quanto risulta dall’indagine sui consumi delle famiglie promossa dall’Istat, dalle Camere del Commercio e dalle principali associazioni dei consumatori (Federconsumatori, Codacons, Altro Consumo). Quali sono le spese impreviste ‘tipo’? L’acquisto di gomme nuove (400 euro in media), la riparazione di una persiana (150 euro), la sostituzione o la riparazione di un pezzo di ricambio per l’auto o la caldaia (300, 400 euro), protesi dentarie (da 500 a 1000 euro), master universitario per un figlio a carico (dai 1000 ai 2 mila euro). Problemi. I problemi evidenziati sono il non poter sostenere spese impreviste, il non potersi permettere una settimana di ferie all’anno lontano da casa, l’avere arretrati per il mutuo, l’affitto, le bollette o per altri debiti; il non potersi permettere un pasto adeguato ogni due giorni; il non poter riscaldare adeguatamente l’abitazione; il non potersi permettere una lavatrice o un televisore a colori o un telefono o un’automobile. Le disuguaglianze permangono: tra centro e periferia delle città campana, c’è una differenza di spesa di 1200 euro, tra dirigenti e operai o pensionati, di 2500. E alle famiglie, non poche purtroppo, con reddito fino 15mila euro annui, non rimane nulla in tasca a fine mese. L’austerity diventa allora non semplice scelta, ma una dura necessità.

 

La metà dei nuclei familiari dichiara di aver apportato dei tagli al proprio budget di spesa mensile, modificando radicalmente il proprio modello di consumo. Corrono i costi di tariffe e spese fisse svuotando sempre più le tasche delle famiglie italiane e soprattutto i pochi risparmi sui libretti postali. Al netto di cibo, abbigliamento e tempo libero, ormai sempre più accessori, una famiglia media campana spende circa 14.845 euro l’anno. Voci di bilancio alle quali concorrono la bolletta dell’acqua (333 euro in media), il servizio rifiuti (308 euro), la bolletta elettrica (512 euro), 1.162 per il gas, 290 per il trasporto pubblico. A questi si aggiungono 8.184 euro per il mutuo della casa, e, per chi ha figli, 3.090 euro annuali per l’asilo nido comunale. Non basta. A ciò vanno aggiunte le spese sanitarie (900 euro per farmaci e visite specialistiche), e ancora i cosiddetti ‘contributi volontari’ per la scuola, in media 70 euro ad anno scolastico per ogni figlio studente. Le famiglie non riescono a far fronte a spese impreviste. Un dato elevatissimo che, accoppiato con gli altri dati evidenziati, fa capire come una percentuale rilevante delle famiglie campane si trovi in uno stato di povertà dimostrandosi incapace nel migliore dei casi di acquistare un elettrodomestico ma nel peggiore dei casi anche di poter degnamente provvedere al riscaldamento della propria abitazione.

Ciro Crescentini

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