La Procura di Milano accende i riflettori sulla filiera del made in Italy legata a Paul&Shark
La Procura di Milano ha aperto un nuovo fronte investigativo sul presunto sfruttamento del lavoro nel settore della moda legato al made in Italy. Tra gli indagati compare Andrea Dini, cognato del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, insieme ad altre cinque persone.
L’inchiesta, coordinata dai pubblici ministeri Paolo Storari e Daniela Bartolucci, ha portato all’adozione di un provvedimento urgente: il controllo giudiziario della società Dama S.p.A., attiva nella produzione di maglieria e abbigliamento. L’azienda è guidata dal fratello di Roberta Dini, moglie del governatore lombardo.
Secondo quanto ipotizzato dagli inquirenti, la società – che registra circa 107 milioni di euro di fatturato annuo e oltre 5 milioni di utili, con più di 300 dipendenti – sarebbe coinvolta in pratiche di sfruttamento della manodopera. In particolare, l’accusa riguarda l’impiego di lavoratori di origine cinese in condizioni di forte vulnerabilità economica, sottoposti a turni estremamente prolungati: «dalle 8 del mattino fino alle 22, per tutti i giorni della settimana».
Le attività contestate si inseriscono nella filiera produttiva del marchio Paul&Shark, noto a livello internazionale e distribuito nei principali circuiti del lusso globale, oltre che tramite canali online. La produzione sarebbe concentrata soprattutto nello stabilimento situato a Varese.
Il provvedimento eseguito dalla Guardia di Finanza dovrà ora essere esaminato da un giudice per le indagini preliminari, che entro dieci giorni dovrà confermare o meno la misura cautelare adottata nei confronti dell’azienda.
Ciro Crescentini

