In manovra aumento dell’età pensionabile, pressione fiscale record, benefici fiscali solo per chi guadagna tra 30 e 50 mila euro. Tutti gli altri? Esclusi. Operai, lavoratori precari, part-time, impiegati con stipendi più bassi: per loro nessuna novità, nessun vantaggio
La legge di bilancio per il 2026, appena varata dal governo Meloni con il sostegno della maggioranza di centrodestra (Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia), ha già suscitato reazioni contrastanti. Mentre i sindacati CISL e UIL esprimono pareri positivi, la CGIL e i sindacati di base annunciano battaglia. Una manifestazione nazionale è prevista a Roma il 25 ottobre.
Ma cosa contiene davvero questa legge di bilancio? E, soprattutto, che fine hanno fatto le promesse elettorali rivolte ai lavoratori?
Le promesse del centrodestra: cosa ne resta
Durante la campagna elettorale, l’attuale governo aveva fatto tre promesse chiave ai lavoratori, condivise allora anche dai principali sindacati:
- Superamento della legge Fornero con l’introduzione stabile di “Quota 103” o “Quota 104”, cioè la pensione a 62 anni con almeno 41 o 42 anni di contributi.
- Riduzione della pressione fiscale complessiva.
- Più soldi in busta paga per i lavoratori.
Nella legge di bilancio 2026, però, il quadro è profondamente diverso.
Pensioni: altro che superamento della Fornero
La riforma delle pensioni promessa viene, di fatto, disattesa. Non solo la legge Fornero resta intatta, ma l’età pensionabile aumenterà: a partire dal 2026 scatterà un meccanismo di adeguamento automatico che prevede un incremento di un mese all’anno. Un passo indietro rispetto agli impegni presi.
Pressione fiscale: record storico al 42,8%
Altro che riduzione: la pressione fiscale salirà al 42,8% del PIL, un nuovo record assoluto secondo i dati ufficiali del Ministero dell’Economia, guidato da Giancarlo Giorgetti. Solo pochi anni fa, sotto i governi Conte 1 e 2, era scesa al 42,2%, e sotto Draghi era arrivata al 41,2%. Un’inversione di tendenza netta, che colpisce il potere d’acquisto delle famiglie e smentisce le promesse di “meno tasse per tutti”.
Detassazioni: benefici solo per i redditi medio-alti
La voce “soldi in tasca ai lavoratori” si traduce in una detassazione che favorisce chi guadagna tra i 30 mila e i 50 mila euro lordi all’anno. Per questi lavoratori si stimano benefici netti tra i 3 e i 35 euro al mese. Tutti gli altri? Esclusi. Operai, lavoratori precari, part-time, impiegati con stipendi più bassi: per loro nessuna novità, nessun vantaggio.
CISL e UIL favorevoli: perché?
CISL e UIL hanno accolto positivamente la manovra. Il segretario della UIL, Pierpaolo Bombardieri, ha dichiarato: “Non posso non ringraziare la premier Meloni. Alcune nostre richieste sono entrate, come la detassazione degli aumenti contrattuali”.
Più controversa la posizione della CISL. C’è chi osserva che la nomina del segretario generale nazionale Luigi Sbarra ad un importante incarico governativo – sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, con delega agli investimenti industriali per il Sud e un budget di 2 miliardi da gestire – potrebbe aver influito sulla linea del sindacato. L’incarico, con uno stipendio annuo di circa 300 mila euro, si accompagna alla gestione di una struttura ministeriale ad hoc con 60 dipendenti. Un caso che solleva interrogativi sulla reale autonomia del sindacato.
CGIL e sindacati di base: “Una manovra ingiusta e dannosa”
Al contrario, la CGIL e i sindacati di base si oppongono fermamente alla manovra, giudicandola regressiva e socialmente iniqua. Le principali critiche:
- Nessun superamento della Fornero, anzi un suo irrigidimento
- Pressione fiscale ai massimi storici
- Nessuna misura a favore dei redditi bassi
- Aumento delle spese militari, giudicato inaccettabile in un momento di crisi sociale ed economica
Parte la mobilitazione: appuntamento a Roma il 25 ottobre
La CGIL ha convocato una protesta nazionale per il 25 ottobre a Roma, con lo slogan: “Lavoro, dignità, giustizia sociale: cambiare la manovra è possibile”. Alla manifestazione aderiranno anche diversi sindacati di base, studenti e associazioni civiche.
L’obiettivo è chiaro: alzare la voce contro una legge di bilancio che, a detta dei promotori della protesta, colpisce chi lavora, tutela i privilegi e tradisce gli impegni elettorali.
La legge di bilancio 2026 mette in luce un’ampia frattura tra le promesse elettorali del governo e le misure effettivamente adottate. Mentre CISL e UIL sembrano accontentarsi di misure marginali, la CGIL e molti lavoratori denunciano una manovra che non affronta le vere emergenze del Paese.
Il 25 ottobre sarà un banco di prova importante. Il governo, forte dei numeri in Parlamento, dovrà ora misurarsi con il malcontento sociale. E con una domanda sempre più pressante: chi sta davvero difendendo i diritti di chi lavora?
Alma

