Allarme morti bianche nei cantieri, Fillea Cgil chiede riunione al Prefetto di Napoli

La richiesta urgente dopo l’ultimo episodio a Castellammare di Stabia, che ha visto il decesso di un lavoratore ultrasessantenne

“Chiediamo al Prefetto di Napoli convocare subito una riunione con tutti i soggetti istituzionali per un impegno straordinario contro gli infortuni mortali nei cantieri edili”. Dopo l’ennesima “morte bianca” avvenuta a Castellammare di Stabia, la morte di un lavoratore ultrasessantenne, l’ennesima tragedia, scende in campo con determinazione la Fillea Cgil, l’organizzazione di categoria dei lavoratori delle costruzioni. Netta la posizione del segretario generale, Ciro Nappo. “Sono necessari interventi immediati. Gli ispettori del lavoro, le Asl, le forze dell’ordine devono attivare una effettiva opera di prevenzione nei cantieri di Napoli e Provincia – sottolinea Nappo – basta chiacchiere, vogliamo fatti”. Drammatici i dati forniti dagli organismi statali per la prevenzione e assistenza assicurativa (Inail) e dalle organizzazioni sindacali confederali Cgil, Cisl, Uil riguardanti i primi quattro mesi del 2016. Sono 267 gli eventi mortali registrati, 67 al mese, 2 al giorno. In Campania sedici morti bianche, di cui 7 a Napoli.

 

 

Una situazione che si aggrava giorno dopo giorno e che ancora non ottiene la giusta attenzione da parte del Governo e delle istituzioni né sul fronte di un efficace programma di diffusione della cultura della sicurezza sui luoghi di lavoro, né dal punto di vista dei controlli e delle sanzioni contro gli ‘evasori’ della sicurezza. Gli infortuni si verificano per la scarsa prevenzione, l’insensibilità dei datori di lavoro parti integrante di un sistema di produzione e lavorativo che trasforma le persone in merce in nome del profitto. E aumentano le malattie. Le principali malattie rilevate sui luoghi di lavoro riguardano patologie osteo-articolari e muscolo tendinee, e affezioni dei dischi vertebrali. Molti, anche i casi di malattie respiratorie mentre continua a essere preoccupante il dato relativo ai tumori. I piani di sorveglianza sanitaria sono diventati dei ‘mattoni di carta’ chiusi nei cassetti degli uffici delle aziende. Documenti che vengono puntualmente ‘vidimati’ e ‘legittimati’ dagli organismi di vigilanza dello Stato(le Asl) ma non diventano parte integrante del sistema di produzione o di organizzazione del lavoro. Le aziende non investono nella sicurezza e nella formazione. Sotto accusa soprattutto l’organizzazione del lavoro. Non bastano le leggi vigenti, lo statuto dei lavoratori o i decreti attuativi del testo unico per la sicurezza. Finché il medico competente aziendale, i piani di sorveglianza sanitaria o di valutazione del rischio sono nelle mani delle imprese, per i lavoratori c’è poco da fare. Invece, rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza(Rls) dovrebbero assumere un ruolo di primo piano nell’ambito dell’organizzazione del lavoro. Non può essere l’azienda a “valutare” se le sue stesse misure antinfortunistiche sono insufficienti.

Ciro Crescentini

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