Villaricca, blitz nella roccaforte: decapitato il clan Ferrara, in manette capoclan e altri sei

Operazione con 150 carabinieri nel parco Mondo nuovo: eseguito decreto di fermo nei confronti del boss e dei fedelissimi

In queste ore a Villaricca 150 carabinieri del comando provinciale di Napoli stanno eseguendo un decreto di fermo per estorsione aggravata dal metodo mafioso emesso dalla dda partenopea nei confronti dei vertici del clan Ferrara.
I militari stanno tenendo sotto assedio la roccaforte del clan nel parco Mondo nuovo, dove c’è la casa bunker della famiglia camorristica.
In manette il capoclan Domenico Ferrara, detto Mimí ‘o Muccuso, i suoi luogotenenti Vittorio Amato e Rocco Ruocco, e altre 4 persone.

 

L’INDAGINE – Il decreto di fermo emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia partenopea riguarda il boss 60enne Domenico Ferrara, i suoi luogotenenti Vittorio Amato, suo cognato, e Rocco Ruocco, nonché Giuseppe Ruocco, Luigi Tambaro, Aldo Tambaro, e Giuseppe Tambaro, tutti accusati di di concorso in tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Le indagini dei militari dell’ Arma fanno emergere i presunti tentativi di estorsione in atto ai danni di imprenditori locali e la capacità di investire capitali illeciti in attività lecite. I pm sono intervenuti per la tentata estorsione a un imprenditore che aveva acquistato un immobile commerciale in una asta gudiziaria. L’uomo sarebbe stato avvicinato da due affiliati del boss e portato al suo cospetto. Ferrara gli avrebbe chiesto di raccogliere 230mila euro, per firmare cambiali di valore equivalente, a fronte dei 250 mila euro pagati per l’immobile. I 7 fermi ora dovranno essere convalidati dal gip di Napoli Nord.

 

BLITZ DURANTE LA PARTITA  – Domenico Ferrara è stato fermato nella sua villa bunker di Villaricca (NAPOLI) mentre stava guardando in tv la partita Villareal-Napoli di Europa League. Insieme a lui c’erano il cognato, Vittorio Amato e Rocco Ruocco, entrambi ritenuti suoi luogotenenti.

 

 IL BOSS E LA FIGLIA CANTANTE – Ferrara era a piede libero dopo l’ annullamento del provvedimento del 2013. Di lui si ricorda quando fu sorpreso nel febbraio del 2013 con una busta piena di telefoni cellulari. Il sospetto degli inquirenti era che il capoclan avesse fatto votare durante lo show canoro “Ti lascio una canzone” per la figlia – all’epoca minorenne – condizionando gli esiti della gara. La Cassazione però annullò quella misura cautelare.

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