Insorgono le opposizioni sul cambio societario voluto dalla giunta PD-Movimento 5 Stelle-Sinistra: nel mirino finiscono anche Cgil, Cisl e Uil per il loro “sostegno acritico”
Una scelta politica scellerata assunta nel pieno dell’estate. La decisione presa venerdì 24 luglio dalla Giunta comunale guidata dal sindaco Gaetano Manfredi rischia di segnare un punto di non ritorno per la gestione dei servizi pubblici all’ombra del Vesuvio: la storica azienda idrica cittadina, ABC, passerà da Azienda Speciale a S.p.A. (Società per Azioni).
Mentre all’esterno del Municipio i cittadini manifestavano proprio in difesa dell’acqua pubblica chiedendo un confronto, dentro la Giunta approvava l’avvio dell’iter e un nuovo statuto. La risposta della città, dei giuristi e dell’opposizione politica è stata una tempesta di indignazione.
De Magistris all’attacco: “Un attentato alla Costituzione”
L’ex sindaco Luigi De Magistris, che volle fortissimamente ABC come Azienda Speciale per dare attuazione pratica all’esito del referendum del 2011, ha attaccato duramente la svolta di Palazzo San Giacomo: “Un attentato alla Costituzione, al referendum, alla volontà popolare. Hanno distrutto un modello invidiato in tutta Italia e non solo. Non parlassero più di acqua pubblica perché ai traditori della Costituzione non si può consentire di prendere per i fondelli il popolo.”
Il professor Lucarelli: “Un attacco cinico, stanno privatizzando la città”
A smontare l’operazione sul piano giuridico e politico è il professor Alberto Lucarelli, giurista di Diritto Pubblico, che ha denunciato con amarezza le modalità con cui la Giunta ha agito: “Leggo che venerdì, quando la popolazione manifestava per la difesa di ABC e chiedeva un incontro a Manfredi — così come tante altre volte fatto in precedenza —, la giunta con cinismo si riuniva e avviava il processo di trasformazione di ABC in una non ben definita società per azioni, allegando uno statuto denso di contraddizioni – sottolinea il giurista – Si tratta solo dell’avvio di una procedura che sarà lunga e complessa sul piano politico, giuridico, amministrativo ed economico-finanziario. Atti reali relativi alla trasformazione praticamente non ce ne sono ancora, penso al piano industriale. Mi aspetto poco dal Consiglio Comunale, privo com’è di opposizione: si tratta ormai di un luogo di mera ratifica che svilisce la dimensione reale della rappresentanza. Invece, dopo la sentenza del giudice amministrativo relativa a Caserta, penso che l’affidamento in-house presenterà notevoli difficoltà, non è un pranzo di gala“.
Con l’avvicinarsi della fine del mandato, il sindaco ha accelerato il processo di privatizzazione di beni e servizi pubblici sulla scia del Patto per Napoli siglato con il Governo Draghi nel 2022 per risanare i conti del Comune. Stanno privatizzando la città, gli spazi pubblici, l’edilizia pubblica. Il progetto su Bagnoli legato all’America’s Cup è un progetto sostanzialmente di privatizzazione: questo è il modello. Il Patto per Napoli è un patto di marca liberista. A fronte di un assegno di 54 milioni l’anno per 21 anni, ogni tre mesi i dipendenti dell’Agenzia delle Entrate vengono a controllare che il Comune abbia fatto una serie di cose. Loro parlano di ‘valorizzazione’, ma quel termine significa privatizzare i servizi pubblici essenziali.
L’atto d’accusa ai sindacati confederali: “Accettazione acritica della linea del Comune”
A rendere ancora più grave la spaccatura in città è il comportamento dei sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil. Le organizzazioni sindacali vengono travolte dalle critiche per aver completamente ignorato i moniti, le perizie e le analisi degli esperti di diritto pubblico e dei giuristi, scegliendo di sposare e condividere in maniera del tutto acritica la proposta calata dall’alto dal sindaco Gaetano Manfredi e dall’apparato burocratico dell’amministrazione comunale. Un “via libera” sindacale che lascia sconcertati i lavoratori, i consumatori e i movimenti che da anni si battono per la tutela del bene comune.
Potere al Popolo: “Non è una scelta neutrale, spianano la strada al mercato”
Ancora più duro e dettagliato l’affondo del movimento Potere al Popolo, che invita i cittadini a guardare oltre la facciata dei cavilli burocratici: “Non lasciamoci distrarre dal dibattito tecnico. La trasformazione di ABC da Azienda Speciale a S.p.A. interamente pubblica non è una scelta neutrale: è una scelta politica“. “Il problema non è solo l’eventuale ingresso dei privati oggi, ma la strada che si decide di imboccare. La forma societaria della S.p.A., per sua natura, rende più semplice un domani aprire il capitale ai privati o giustificare nuovi processi di privatizzazione – evidenzia il movimento della sinistra radicale – C’è chi sostiene che questa trasformazione sia necessaria per evitare che la Corte dei Conti impugni il rinnovo dell’Azienda Speciale, con il rischio di un commissariamento e di una gara che potrebbe finire nelle mani di un soggetto privato. Ma questa non è affatto una certezza. Anche la scelta della S.p.A. pubblica potrebbe essere contestata perché in contrasto con la volontà popolare espressa nel referendum sull’acqua pubblica“.
Significative le domande sollevate da Potere al Popolo: “Il punto, allora, è un altro: dov’è la volontà politica di difendere davvero la gestione pubblica dell’acqua? La sensazione è che il PD, il sindaco Manfredi e le forze che governano il Comune abbiano ormai accettato l’impostazione del DDL Concorrenza, nato con il governo Draghi e rafforzato dal governo Meloni: una norma che rende sempre più difficile mantenere i servizi pubblici fuori dalle logiche del mercato e che, di fatto, spiana la strada alle privatizzazioni“
Analisi articolata da parte dei militanti di Pap: “In questo quadro napoletano e sulla deriva negli altri distretti, pesa anche il silenzio della Regione Campania e di chi oggi si propone come alternativa, a partire da Roberto Fico. Il presidente della Regione prende posizione solo sulla GRIC, la grande adduzione campana, e resta a guardare le privatizzazioni dei distretti idrici.Su una questione così decisiva per il futuro dell’acqua pubblica a Napoli e non solo, non bastano dichiarazioni di principio: serve una posizione chiara e coerente. L’acqua non è una merce. È un bene comune. Il referendum del 2011 non può essere richiamato solo quando fa comodo: va rispettato fino in fondo, difendendo strumenti realmente coerenti con quella volontà popolare. Chi governa oggi Napoli, la Regione e chi ambisce a governare un domani deve dire con chiarire da che parte sta: dalla parte dell’acqua pubblica o dalla parte di un modello che, passo dopo passo, apre la strada al mercato”
La sfida aperta
L’acqua non è una merce, è un bene comune. Tra la spinta burocratica dell’amministrazione, il placet dei sindacati confederali e l’indignazione di giuristi e movimenti, la decisione su ABC riapre una ferita mai chiusa a Napoli. Ora la palla passa alla piazza e alla mobilitazione popolare: chi governa la città e chi rappresenta i lavoratori dovrà rendere conto di questa scelta davanti ai cittadini.
Ciro Crescentini
