La consigliera regionale Maria Muscarà presenta un’interrogazione alla Giunta: patrimonio in abbandono, personale ridotto al minimo
Il futuro delle Terme di Agnano torna al centro dell’attenzione politica regionale. A riaccendere i riflettori sulla storica struttura è la consigliera indipendente del Consiglio regionale della Campania, Maria Muscarà, che ha presentato una nuova interrogazione a risposta scritta indirizzata alla Giunta regionale, chiedendo chiarezza su intenzioni e prospettive di rilancio di un bene pubblico di inestimabile valore storico, ambientale e sociale.
Le Terme di Agnano, attualmente gestite dalla società “Terme di Agnano S.p.A. in liquidazione” – interamente partecipata dal Comune di Napoli – rappresentano l’unica realtà autorizzata allo sfruttamento delle acque termali dell’area, in base a una concessione regionale risalente al 1941. Tuttavia, nonostante il recente concordato preventivo omologato dal Tribunale di Napoli (sentenza n. 150/2025 dell’11 settembre 2025), la situazione resta fortemente precaria.

Il piano approvato dal tribunale punta al rilancio delle attività per far fronte a un debito complessivo di circa 25 milioni di euro, ma i segnali concreti di ripartenza tardano ad arrivare. La consigliera Muscarà evidenzia come l’organico sia stato drasticamente ridotto: oggi, nell’area termale, lavorano appena due persone, nonostante l’azienda ABC Napoli – anch’essa partecipata comunale – abbia assorbito i dipendenti dopo un licenziamento collettivo.
Un altro aspetto poco chiaro riguarda il degrado dell’albergo termale, una struttura che avrebbe potuto essere acquistata dall’INAIL nazionale, interessata a riqualificarla. Tuttavia, inspiegabilmente, la trattativa è saltata e l’opportunità sfumata nel silenzio generale.

C’è anche chi prova a riattivare alcune attività: nel corso di settembre sono state riaperte le celebri Stufe di San Germano, saune naturali uniche al mondo, alimentate da soffioni vulcanici che creano un microclima ricco di idrogeno solforato e sali minerali, noto per le sue proprietà terapeutiche. Ma la riapertura è avvenuta esclusivamente su iniziativa privata, all’interno di un percorso termale d’élite, inaccessibile alla cittadinanza comune.
Secondo Muscarà, si tratta di un pericoloso segnale di privatizzazione strisciante. “Un patrimonio pubblico come le Terme di Agnano – denuncia – rischia di finire svenduto a interessi locali, trasformandosi in un’oasi per pochi, mentre dovrebbe essere tutelato e reso fruibile a tutti i cittadini.”

Non è la prima volta che la consigliera solleva la questione. Già un anno fa, con l’interrogazione R.G. n. 925 del 30 settembre 2024, aveva chiesto alla Regione Campania se ci fosse l’intenzione di recuperare le funzioni pubbliche della struttura. Oggi, a distanza di un anno, i nodi restano tutti irrisolti.
Muscarà ora chiede una presa di posizione chiara dalla Giunta regionale:
- C’è la volontà concreta di rilanciare le attività pubbliche all’interno del complesso termale?
- In che modo la Regione intende garantire il diritto di accesso a un bene pubblico, ricordando che le acque termali sono proprietà della Regione Campania?
In un contesto in cui si parla tanto di rigenerazione urbana, salute e turismo sostenibile, la questione delle Terme di Agnano non è solo locale. È una questione di visione politica e di scelte sul futuro del territorio
Ciro Crescentini
