Il portaborse è il compagno della vice presidente Eva Kaili, la stessa che qualche mese fa dichiarava: “Qatar all’avanguardia sui diritti dei lavoratori”
Si allarga lo scandalo delle tangenti del Qatar a eurodeputati del gruppo dei democratici e socialisti.
I quattro italiani fermati venerdì tra cui l’ex eurodeputato di Pd e Articolo 1 Antonio Panzeri, il sindacalista Luca Visentini e l’assistente parlamentare di Andrea Cozzolino(Pd), Francesco Giorgi, restano agli arresti e sulla convalida del fermo la procura di Bruxelles deciderà nelle prossime ore.
Le perquisizioni sono proseguite: gli uffici di due assistenti parlamentari (una delle quali italiana) legati agli eurodeputati Maria Arena e Marc Tarabella, entrambi belgi e membri de socialisti e democratici sono stati sequestrati.
Il padre della vice presidente del parlamento europeo Eva Kaili (compagna di Francesco Giorgi) è stato anche lui arrestato mentre, secondo il quotidiano L’Echo, stava fuggendo con una valigia zeppa di contanti.
Immagini imbarazzanti che danno la misura di un caso con pochi precedenti nelle istituzioni europee.
Fonti parlamentari non escludono che, da un punto di vista politico, l’inchiesta porti ad una sorta di isolamento dei socialisti e democratici e della sua compagine italiana in primo luogo. “La sinistra ammette solo il contante nelle cucce”, è stato l’attacco del capogruppo meloniano alla Camera Tommaso Foti, con riferimento alle polemiche sul tetto al contante in manovra. “E’ una vicenda sporca, dalla sinistra una vergognosa ipocrisia”, ha rincarato la dose la leghista Susanna Ceccardi. “In questa fase non possiamo commentare le indagini in corso”, ha spiegato la presidente Roberta Metsola.
Le indagini sono affidate a Michel Claise, specialista dei reati finanziari della Procura di Bruxelles. Ed è un’inchiesta che ha un suo ramo anche in Italia, dove sono in stato di fermo la moglie e la figlia di Panzeri, sospettato di essere intervenuto per influenzare le decisioni dell’Eurocamera non solo a favore del Qatar ma anche del Marocco.
Un ruolo potrebbe averlo avuto la Ong Fight Impunity, fondata da Panzeri e con un board d’eccezione – dall’ex commissario Avramopoulos a Federica Mogherini – che si è dimesso in massa dopo la notizia dell’inchiesta.
Due le decisioni all’Eurocamera su cui le indagini potrebbero essersi concentrate: il voto sulla liberalizzazione dei visti qatarini in commissione Libe (dossier che presto sarebbe finito in plenaria) e la risoluzione sulle violazioni dei diritti dei lavoratori a Doha. All’approvazione della liberalizzazione dei visti in commissione Kaili era presente e votò, pur non essendo membro della Libe. La risoluzione sul Qatar in Plenaria fu invece approvata per alzata di mano. Era un testo in cui si condannava il trattamento dei migranti che hanno lavorato agli stadi del Mondiale e si chiedeva a Doha di fare un passo in più sui diritti.
In Aula intervenne proprio Kaili: “Il Qatar è in prima linea per i diritti dei lavoratori“, furono le sue parole mentre varie inchieste avevano già ampiamente documentato gli abusi e le morti. Era il 21 novembre scorso.
Questo il suo ultimo intervento di Kaili sul Qatar nel corso di una seduta del Parlamento europeo. “Oggi i Mondiali in Qatar sono la prova di come la diplomazia dello sport possa ottenere una storica trasformazione in un paese, con riforme che ispirano il mondo arabo Io avevo detto che il Qatar e’ un paladino dei diritti del lavoro, con l’abolizione della Kafala (permesso del datore di lavoro per lasciare il Golfo), l’introduzione del salario minimo, nonostante anche compagnie europee non applichino queste leggi” diceva Kaili. “Si sono impegnati a una visione per scelta e si sono aperti al mondo. Eppure alcuni qui chiedono che siano discriminati, li bullizzano e accusano di corruzione chiunque parli con loro. Pero’ comprano il loro gas e hanno compagnie che in Qatar fanno miliardi” “Non abbiamo il diritto morale di fare lezioni per andare a caccia dell’attenzione dei dei media e non imponiamo i nostri modelli, li rispettiamo”.
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