Tagli al welfare di Regione e Comune di Napoli, sindacati e coop in piazza

Il 4 ottobre a Napoli manifestazioni a Piazza Municipio e a Santa Lucia. La Campania, con una spesa pro-capite di 55 euro lordi, è la maglia nera in Italia in materia di politiche sociali

Il 4 ottobre prossimo scendono in piazza i lavoratori e gli operatori del settore del Welfare di Napoli e della Campania. Manifestazioni a Piazza Municipio e a Santa Lucia.  L’iniziativa di lotta è stata promossa per contestare i tagli alle politiche sociali decisi dalla Giunta Regionale Campana e da alcuni comuni, in primis l’Amministrazione Comunale di Palazzo San Giacomo. La manifestazione è sostenuta da Cgil, Cisl, Uil, Usb, Lega delle Cooperative, Unione Cooperative,  Arci, l’associazione ‘Tutti a scuola’, Gruppo imprese sociali Gesco.  Previste altre adesioni nelle prossime ore. La Campania, con una spesa pro-capite di 55 euro lordi, è la regione italiana che investe di meno in materia di politiche sociali regionale e di erogazione di servizi alla persona e alla famiglia. Una bella e sostanziale differenza con le regioni del Nord. Il Veneto con una spesa pro-capite di 266 euro lordi garantisce un ottimo welfare per i cittadini. Il “sociale” viene snobbato dalle istituzioni regionali e locali.

 

 

Tagli pesanti sono stati decisi dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Luigi de Magistris. ll Bilancio Comunale 2016-2018 redatto dall’assessore al bilancio, Salvatore Palma ha sancito tagli di  130 milioni di euro per il Welfare ossia 45 milioni in meno per l’infanzia, 18 in meno per i disabili, 47 in meno per i soggetti a rischio, 11 in meno per i servizi socio-sanitari. Nel Bilancio comunale sono stati cancellati i fondi per l’assistenza domiciliare ad anziani e disabili (tagliati i 6 milioni), l’assistenza materiale degli alunni portatori di handicap, i centri socio-educativi territoriali e per gli anziani nelle case di cura. Infine mancano 3 milioni 800 mila euro  per la stabilizzazione di 300 ex lavoratori della società Napoli Sociale nella partecipata Napoli Servizi. Lavoratori che  assicuravano il trasporto agli alunni portatori di handicap. A fronte di una città che risulta, secondo i dati del fisco, la metropoli più povera d’Italia, con un reddito medio sotto i 20 mila euro e con una forbice sociale enorme tra ricchi e poveri, il Comune di Napoli taglia anche il cofinanziamento dei convitti e semiconvitti per le famiglie povere. Cancellati i servizi sociali per i più bisognosi. Invece, per programmare le risorse, l’ente locale dovrebbe fare una sorta di  anagrafe dei bisogni,  una verifica dei fondi disponibile e un monitoraggio per reperire le risorse mancanti per far fronte ai fabbisogni.

 

 

L’amministrazione comunale di piazza Municipio non ha mai fornito i  dati del fabbisogno delle fasce deboli. Manca un computo reale dei bisogni delle persone. Scelte politiche ed amministrative producono effetti dirompenti per i lavoratori e le famiglie degli utenti. Le aziende e le cooperative sociali, gli operatori pagano le conseguenze dei tagli e delle procedure burocratiche. In Campania circa 9 mila  lavoratori e operatori  garantiscono l’assistenza a 50 mila utenti. Il settore delle politiche sociali è in ginocchio. Rischiano di fallire aziende che garantiscono attività di sostegno e di assistenza ai disabili, minori, anziani, tossicodipendenti, immigrati, donne vessate. A decine e decine si contano le case-famiglia, comunità-protette e case-alloggio in chiusura. Spesso, le imprese e le cooperative sociali hanno investito, elargito risorse, sostituendo la pubblica amministrazione. Oggi la situazione non è più sostenibile.

Ciro Crescentini

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