Il Procuratore Fragliasso: “Un atto di coraggio che ha permesso di smantellare un sistema simile a una consorteria”
Un sistema consolidato di corruzione, minacce e favoritismi per pilotare gli appalti pubblici del Comune di Sorrento: è quanto emerge dall’inchiesta della Guardia di Finanza coordinata dalla Procura di Torre Annunziata, che ha portato all’arresto di 16 persone – tra cui l’ex sindaco Massimo Coppola, già in carcere dal 21 maggio – accusate a vario titolo di corruzione, turbativa d’asta e abuso d’ufficio.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il punto di svolta è arrivato grazie alla denuncia spontanea di un imprenditore locale, esasperato dalle pressanti richieste di denaro da parte del sindaco. L’uomo, in forte stato di disagio tanto da arrivare a minacciare il suicidio, ha chiesto di incontrare con urgenza i magistrati, raccontando di essere sottoposto a continue pressioni e ricatti per poter ottenere lavori pubblici.
«Un imprenditore ha trovato il coraggio di denunciare, dopo essere stato messo alle strette. È stato l’inizio di un’indagine che ha fatto emergere una vera e propria contaminazione del sistema amministrativo», ha spiegato il procuratore di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso, durante la conferenza stampa con i vertici della Guardia di Finanza.
Una rete di corruzione e minacce
Nel mirino degli investigatori sono finiti 36 appalti pubblici – per un valore complessivo di oltre 35 milioni di euro – finanziati con fondi del PNRR e del FESR. Secondo la Procura, Massimo Coppola intascava il 6-7% dell’importo degli appalti, con punte fino al 10%, come compenso illecito per l’assegnazione dei lavori.
L’attività corruttiva non si sarebbe limitata al solo Comune di Sorrento: alcune intercettazioni suggeriscono che alcuni imprenditori coinvolti fossero abituati a pagare tangenti anche in altri territori, elemento su cui si stanno ora concentrando ulteriori approfondimenti investigativi.
Il ruolo dell’“uomo ombra”: “Lello il sensitivo”
Accanto al sindaco Coppola, figura centrale dell’inchiesta è Raffaele Guida, noto anche come “Lello il sensitivo”, che si presentava come vicesindaco pur non ricoprendo ufficialmente alcun incarico. Guida, secondo quanto emerso, gestiva dietro le quinte importanti decisioni amministrative e politiche, agendo con una delega informale da parte del primo cittadino.
Entrambi utilizzavano telefoni “dedicati” – soprannominati “canarini” – con SIM intestate a cittadini extracomunitari, per comunicare in modo riservato riguardo a tangenti e spartizione di appalti. Le conversazioni intercettate mostrano come il linguaggio fosse più esplicito su queste utenze, mentre veniva mantenuto più criptico su quelle personali.
Arresti e accuse
Oltre a Coppola e Guida, destinatari delle misure cautelari sono anche il consigliere comunale Francesco Di Maio, funzionari comunali e membri delle commissioni aggiudicatrici, accusati di aver assecondato sistematicamente le richieste del sindaco. Undici indagati sono finiti in carcere, cinque agli arresti domiciliari.
Il Tribunale del Riesame ha confermato la custodia in carcere per Coppola e Di Maio anche lo scorso 5 giugno, ritenendo fondato il pericolo di inquinamento delle prove. L’inchiesta, condotta dai sostituti procuratori Anna Schioppi e Pierpaolo De Micheli, è tuttora in corso e potrebbe estendersi ad altri enti locali.
Un sistema «simile a consorterie criminali»
Il giudice per le indagini preliminari ha descritto il metodo messo in atto dagli indagati come tipico delle «consorterie criminali», con un sistema di spartizione di fondi pubblici in cui il potere veniva esercitato in modo intimidatorio e sistematico.
«Si tratta di un vero e proprio inquinamento della macchina amministrativa», ha concluso Fragliasso, «che va ben oltre il singolo episodio corruttivo. È un sistema, e come tale è stato smantellato».
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