Se Napoli non ama gli sportivi: perché la città sottovaluta la carenza di impianti

Dopo la polemica infinita sullo stadio Collana si arriva al passaggio di consegne tra Comune e Regione. L’impianto sarà gestito dai privati. Ma resta il grave gap strutturale: in Italia ci sono mediamente 254 impianti sportivi ogni 100mila abitanti, a fronte dei sessanta del capoluogo partenopeo

Lo stadio Collana sarà privatizzato. Oggi è previsto il passaggio di consegne dal Comune di Napoli alla Regione Campania (proprietaria dell’impianto) e successivamente affidato ad una società privata, il consorzio Collana Sport Center. La società consortile, formata dai club che attualmente già operano all’interno della struttura per varie discipline sportiva, ha vinto il bando della Regione Campania nel 2016 per la gestione del Collana per i prossimi 15 anni. Il bando non era stato ancora attuato per la polemica tra il Comune e la Regione sulla gestione dell’impianto. In Italia ci sono mediamente 254 impianti sportivi ogni 100mila abitanti, a Napoli solo sessanta. La manutenzione? Inesistente. Rilevata la carenza di manutenzione in alcune strutture e in particolare gli impianti sportivi polivalenti ubicati in Via Ciaravolo, Via Canzanella Vecchia, Via Protargiuleo, via Marco Rocco di Torrepadula, via Labriola, via Monfalcone. L’amministrazione comunale di Palazzo San Giacomo dovrebbe assumere un ruolo attivo nel considerare lo sport come una palestra di vita in modo da consentire l’attuazione di processi di socializzazione tra i giovani. Lo sport è uno strumento importante in città e nelle periferie, dove regnano vaste fasce di povertà e la mancanza di strutture dedicate ai giovani.

 

 

Molte strutture di notevole rilevanza sportiva richiedono manutenzione ordinaria senza la quale gli impianti sono costretti a chiudere. L’ente locale di piazza Municipio non ha mai attuato un programma strategico in favore delle attività sportive. Le periferie degradate sono prive di infrastrutture sportive. Tantissime le strutture, gli impianti e le palestre private che applicano prezzi inaccessibili. Lo sport è solo per i ricchi. Il glorioso palasport Mario Argento è uno scheletro. La struttura di Viale Giochi del mediterraneo è chiusa da 20 anni. L’ultima manifestazione sportiva si è svolta nel Giugno del 1998, quando fu disputata la Coppa Italia di pugilato. Il Comune di Napoli decise in un primo momento di rammodernare l’impianto. Furono esaminati alcuni progetti. L’ente di Piazza Municipio decise di ricostruire la struttura in quanto, secondo il parere dei tecnici comunali, la ristrutturazione comportava costi altissimi. Nel febbraio 2005 arriva il progetto redatto dallo studio Corradetti di Firenze per la realizzazione di due lotti. Il primo, con consegna ad Agosto 2007, prevedeva la costruzione della parte principale con una capienza di seimilacinquecento posti, al quale poi si sarebbe stato integrato il secondo, portando la capienza a 8 mila posti a sedere. Il Comune di Napoli stanziò 11 milioni di euro. I lavori iniziarono nel giugno 2005, quando le ruspe demolirono la vecchia struttura lasciando soltanto due tribune. Il programma dell’opera prevedeva il completamento e la consegna dell’opera entro agosto del 2007. I lavori furono interrotti dopo qualche mese. Bisognava rifare il progetto della struttura. Non erano stati rispettati i criteri previsti per la costruzione di opere in zone sismiche.

Ciro Crescentini

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