Scuola, De Luca si arrende al Tar: niente chiusura

Per ora il governatore rinuncia all’ordinanza. Ma raccomanda a sindaci e prefetti di disporre la Dad al 100%. Il coordinamento Scuole Aperte: “La nota della Regione non ha modificato le disposizioni vigenti in Italia e in Campania in tema di contrasto al Covid 19, né conferito poteri ulteriori o speciali ai sindaci”

Scuola, De Luca si arrende al Tar. Per ora, e poi chissà: rinuncia a chiudere tutto, come avrebbe voluto. Deve arretrare, per l’offensiva dei giudici, e si limita a rilanciare la palla a prefetti e sindaci. “Allarme contagi, serve la Dad in tutte le scuole” insorge il governatore. Ma il suo è un grido di impotenza, alla riunione dell’Unità di crisi. A bloccarlo sono le ultime pronunce del tribunale amministrativo, un argine al protagonismo del governatore, e di chi si metteva sulla scia. Due giorni fa il decreto cautelare del Tar Salerno, per riaprire le scuole serrate dal sindaco di Scafati. I Comuni continuano a chiudere gli istituti, barricandosi dietro l’allerta meteo. Ma l’altolà dei giudici è netto: pure col rialzo dei contagi, finché vige il dpcm del 14 gennaio, la didattica in presenza non può scendere sotto al 50%. E come direbbe qualcuno, non può piovere per sempre.

“L’Unità di Crisi della Regione Campania – spiega una nota-, riunita per esaminare l’evoluzione dei contagi in relazione al mondo della scuola, valutato il costante e crescente aumento dei casi registrati in tutte le fasce d’età, invierà a tutti i Prefetti e ai Sindaci il grave quadro epidemiologico regionale registrato, in termini generali, nonché in ambito scolastico, affinché si valuti per ogni singola realtà locale il necessario passaggio alla didattica a distanza fino alla fine del mese di febbraio”. E inoltre “contestualmente, con l’arrivo programmato del vaccino AstraZeneca, partirà a breve la campagna di vaccinazione riservata al personale scolastico, come da protocollo attuale, per docenti e non docenti di età inferiore ai 55 anni, e progressivamente fino alla copertura totale, anche oltre i 55 anni”.​ Sono poche righe interlocutorie a sancire la resa della Regione. Una rinuncia al decisionismo, forse momentanea. Eppure, De Luca era partito ancora lancia in resta. Sul tavolo aveva i dati dei contagi in classe. Raccontano di come, ieri, volesse sfornare un’altra ordinanza. Era pronto il diktat per tornare alla Dad al 100%, sfidando i ricorsi annunciati. Il governatore, però, si è dovuto arrendere. A Palazzo Santa Lucia gli hanno fatto presenti i rischi, anche penali: un braccio di ferro col Tar, l’inottemperanza di due decreti emessi a gennaio, sulla riapertura delle scuole. E allora ha scelto la prudenza. Per adesso, la Regione lancia un appello a prefetti e Comuni: didattica a distanza senza tentennamenti, laddove aumentino gli alunni positivi. Ma di fronte al loro attendismo, De Luca ricorrerà ad un’ordinanza. E infatti, i No Dad non abbassano la guardia.

“Il comunicato stampa diramato dall’Unità di Crisi della Regione Campania – afferma il coordinamento Scuole Aperte – non ha in alcun modo modificato le disposizioni normative vigenti in Italia e in Campania in tema di contrasto alla diffusione del Covid 19, né tantomeno ha conferito poteri ulteriori o speciali ai sindaci. Questi ultimi sono quindi tenuti ad operare nei limiti delle loro competenze, indicate dal Tuel (Testo Unico Enti Locali), e nel rispetto di quanto ultimamente stabilito dal Tar Campania (sezione quinta) nei decreti 142 e 153 del 2021. È bene richiamare sinteticamente quanto decretato dal Tar: premesso che il quadro di protezione per la
gestione della pandemia è stato approntato dal governo centrale attraverso le misure contenute nei Dpcm, eventuali interventi ulteriori da parte dei Presidenti di Regione o dei sindaci sarebbero ammissibili solo ove si verificassero eventi: effettivamente contingibili, ossia imprevedibili, ma la situazione sanitaria attuale non ha più nulla di imprevedibile; di durata limitata, ma la pandemia è purtroppo destinata a durare ancora a lungo; non previsti e non regolati da altri atti, ma i Dpcm contengono già le disposizioni da applicare nella gestione della pandemia, in tutte le regioni italiane”. Per il coordinamento “la chiusura delle scuole non può continuare a essere la sola misura di contenimento del Covid 19 in Campania. Non è possibile che l’unico diritto compresso sia, ancora una volta, quello all’istruzione”. Scuole Aperte invita a non tornare al recente passato, con la chiusura degli istituti prolungata per mesi. “Se la situazione sanitaria si fosse davvero tanto aggravata, come l’Unità di Crisi afferma – si ragiona-, allora sarebbe necessario che, assieme alle scuole, chiudessero anche gli uffici, gli esercizi commerciali, le chiese, i bar e i ristoranti. L’andamento dell’epidemia nella nostra regione, però, è tale da farla rimanere ancora in zona gialla”. E quindi, i Non Dad auspicano “che i sindaci incaricati di amministrare le nostre comunità operino con senso di responsabilità ed equilibrio, monitorando con attenzione la situazione nei vari territori, e senza assumere provvedimenti sproporzionati o irrazionali, contro i quali, ovviamente, agiremmo con tutti gli strumenti legali disponibili”.

Condividi sui social network
  • gplus
  • pinterest