Sanità in Campania al collasso: mancano 5mila operatori, 3mila precari rischiano il posto

La mancanza di personale e il blocco delle assunzioni hanno determinato un forte aumento degli straordinari che pesano sulle casse delle aziende sanitarie, la riduzione del 50 per cento delle attività delle camere operatorie, la riduzione drastica degli interventi e il blocco dei ricoveri

Gli organici degli ospedali della Campania sono carenti da almeno quindici anni. Occorrono almeno 5 mila operatori e medici sanitari, mentre 3 mila precari assunti senza concorso, tramite cooperative e agenzie interinali ed operanti nei servizi di emergenza, urgenza e assistenza diretta rischiano di ritrovarsi senza lavoro per la mancata proroga dei contratti in scadenza. Carente la centrale operativa del 118. Le ambulanze a disposizione sono solo 19 e dovrebbero garantire 62 mila interventi l’anno. Senza contare che mancano barelle, radiotrasmittenti e un sistema informatico adeguato. Inevitabili le conseguenze per i malati. E a quanto pare saranno tagliate le unità di oncologia degli ospedali. Infatti, se non si sostituiranno i primari oncologi che andranno in pensione, entro 2 anni il 20-30% dei reparti di oncologia degli ospedali campani sarà senza primario e accorpato a reparti di medicina generale. Drammatica la situazione nel capoluogo campano.

 

 

Da oltre dieci anni presso l’azienda ospedaliera Santobono lavorano una ventina di infermieri pediatriche che prestano servizio sottoscrivendo contratti precari. Le pediatre lavorano senza sosta al pronto soccorso effettuando turni che vanno dalle 8 alle 12 ore giornaliere. L’ambulatorio del nosocomio, che è uno dei centri più importanti d’Europa, conta circa 500 accessi al giorno. E’ come essere in guerra, in una sola giornata può capitare che medici e infermieri pediatri visitino anche 80 bambini. Gli operatori sanitari sono troppo pochi. Utilizzare contratti atipici non è altro che un escamotage. Che senso ha fare un contratto a progetto o a termine a un medico o a un pediatra di emergenza? La Regione Campania ha scelto di risparmiare sul personale nelle aziende sanitarie pubbliche. Le carenze di organico vengono colmate assumendo lavoratori dalle agenzie interinali, stipulando contratti a progetto o incrementando gli straordinari. Negli ospedali napoletani l’età media del personale infermieristico è giunta a 58 anni, un’età in cui è impossibile pensare di potersi accollare anche il lavoro degli operatori che mancano e di eseguire turni massacranti di 24 ore al giorno. Se un infermiere va in pensione, il suo posto resta vuoto e il suo lavoro suddiviso tra chi rimane. Dal Cardarelli al Don Bosco, passando per i Pellegrini e il Loreto Mare e fino al San Paolo, dove sono ancora operativi i reparti d’urgenza e prima assistenza, il personale sanitario è stato costretto a fare i salti mortali. La mancanza di personale, il blocco delle assunzioni hanno determinato un forte aumento degli straordinari che pesano sulle casse delle aziende sanitarie, la riduzione del 50 per cento delle attività delle camere operatorie, la riduzione drastica degli interventi e il blocco dei ricoveri.

Ciro Crescentini

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