Salerno, piccole imprese e lavoratori: candidati al fallimento

“Io voglio ripartire, con uno spot, alcuni commercianti ipotizzano il funerale delle loro attività se la quarantena dovesse proseguire

“Io voglio ripartire” è questo lo slogan che un gruppo di piccoli imprenditori di Salerno ha lanciato alle istituzioni locali, regionali e nazionali, attraverso un video che dal tardo pomeriggio di oggi sta girando sui social. Un grido d’aiuto per non lasciar morire le loro attività, per continuare a lavorare e a dare lavoro. Il prolungarsi della quarantena rischia seriamente di portarli al fallimento. Così, alcuni di loro hanno deciso di scendere in campo, mettendoci la faccia. Si sono uniti ed hanno realizzato uno spot che racconta il funerale delle loro attività commerciali se la quarantena dovesse proseguire anche dopo le festività pasquali. Un funerale che rischia di diventare realtà se le istituzioni non trovano una soluzione adeguata per far ripartire le loro attività. A scendere in campo sono stati, come detto un gruppo di commercianti di Salerno. Nel video ognuno di loro appare con in mano il manifesto funebre della sua attività. E così ad uno ad uno sfilano i volti tristi del titolare di: Tozzabancone (3 anni di attività), Ingordo Burger (5 anni di attività), Funiculì (24 anni di attività), Da Nonno Raffaele (1 anno di attività), Punto Freddo (6 anni di attività), Burger Bar (5 anni di attività), Pane&Pummarola (15 anni di attività), Seduzione Parrucchiere ( 19 anni di attività) Sale Rosa (6 anni di attività), Black Roses Irish Bar (8 anni di attività), Pizza sotto Pizza (14 anni di attività), Elite (5 anni di attività), The Boiler Rummeria Steampunk (4 anni di attività), Cantina Rebelde (7 anni di attività). Il video si chiude con le immagini di una Salerno viva, con i rumori del traffico e della gente che passeggia e con le voci fuori campo degli imprenditori che chiedono di ripartire.

“Dobbiamo ripartire al più presto. Questa situazione rischia di diventare più drammatica di quello che non è già – affermano – abbiamo fitti da pagare, bollette, fornitori e poi ci sono i dipendenti. Se restiamo ancora chiusi rischiamo di non riuscire più a garantire il posto di lavoro ai nostri collaboratori. Abbiamo bisogno che le istituzioni ci ascoltino e soprattutto che ci diano risposte chiare, ma anche soluzioni adeguate, perchè comunque quando ripartiremo nulla sarà più come prima”

Monica De Santis

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