Regione, indagine erariale sulla commissione partecipate: 34 “avvisi”, anche a De Luca

Inchiesta della procura della corte dei conti della Campania su esposto del M5S: inviti a dedurre a consiglieri di tutti i partiti, esclusi i pentastellati. Si ipotizza il danno alle casse pubbliche per l’illegittimità dell’organismo che doveva indagare sugli sprechi delle società regionali

La commissione regionale che indagava sugli sprechi è accusata di sprechi. Come un cane che si morde la coda, il consiglio regionale della Campania affronta un’altra indagine della procura presso la corte dei conti. Ci sono dentro tutti i partiti, meno i 5 stelle, da cui è partito l’esposto all’origine dell’inchiesta. Tra i destinatari delle 34 contestazioni formali, emesse dalla Procura, anche il governatore Vincenzo De Luca e il predecessore Stefano Caldoro, oggi consigliere regionale, e il presidente dell’assemblea Rosa D’Amelio. L’ipotesi di danno erariale poggia sulla commissione di inchiesta sulle società partecipate della Regione. Un organismo ritenuto illegittimo dagli inquirenti, fin dalla nascita nel 2015, per non parlare della proroga di oltre due anni.

 

L’INDAGINE. L’ipotesi, anticipata dal sito si24.it, è di un danno erariale da 311mila euro per la costituzione della commissione speciale di inchiesta sulle partecipate della Regione, ritenuta “illegittima e dannosa” dal procuratore regionale Michele Oricchio, che coordina le indagini condotte dai Carabinieri del comando provinciale di Napoli. Ad avviare l’inchiesta la denuncia della presidente della commissione trasparenza Valeria Ciarambino. Le responsabilità ipotizzate variano da 5.591 euro di danno, contestato anche a De Luca, fino a 11.183, in rapporto ai voti favorevoli alla nascita della commissione. La procura considera irregolare il varo dell’organo nel 2015, ed anche le proroghe extra large di due anni. Sotto la lente degli investigatori, quasi tutti i consiglieri a favore dell’approvazione. Un atto  “in contrasto con il quadro normativo di riferimento ma anche con – sottolinea la procura –  la più elementare logica di sano utilizzo delle risorse pubbliche”. Peraltro, la  “evidente inutilità” era segnalata in vano pure dalla dirigente dell’Ufficio legislativo della giunta regionale, Josè Fezza. “Un inutile doppione – scrive Oricchio – rispetto ad altre strutture interne ed esterne al Consiglio regionale della Campania che ha prodotto una semplice relazione descrittiva dello stato della situazione a tempo ampiamente scaduto”. Un organismo sospettato di inutilità, a caro prezzo, tra indennità ai commissari e struttura amministrativa, cui lavoravano alcuni comandati.

“Detta vicenda ha portato un evidente pregiudizio – sostiene il procuratore – per le casse regionali consistente in una plurima partita di danno: una relativa al costo delle indennità corrisposte ai componenti dell’ufficio di Presidenza della Commissione ed una relativa ai costi per il personale ivi utilizzato senza alcuna utilità per la pubblica amministrazione: alla data del 31/12/2018 la spesa sostenuta (…) è risultata pari ad euro 290.759,72, di cui: 87.641,12 per l’erogazione delle indennità di funzione ai componenti dell’ufficio di Presidenza; 203.118,60 per il personale (nr. 5 unità) assegnato all’ufficio di diretta collaborazione e supporto”. Gli accusati possono far pervenire le proprie controdeduzioni entro 45 giorni dalla notifica, e chiedere di essere sentiti dalla magistratura contabile.

 

I DESTINATARI DELL’INVITO A DEDURRE.  I consiglieri destinatari delle contestazioni formali emesse dalla Procura della Corte dei Conti della Campania: Tommaso Amabile, Enza Amato, Flora Beneduce, Francesco Emilio Borrelli, Stefano Caldoro, Luca Cascone, Mario Casillo, Tommaso Casillo, Armando Cesaro, Maria Antonietta Ciaramella, Rosa D’Amelio, Vincenzo De Luca, Carmine De Pascale, Maria Grazia Di Scala, Aniello Fiore, Alberico Gambino, Stefano Graziano, Carlo Iannace, Alfonso Longobardi, Vincenzo Maraio, Antonio Marciano, Carmine Mocerino, Erasmo Mortaruolo, Gennaro Oliviero, Monica Paolino, Luciano Passariello, Francesco Picarone, Alfonso Piscitelli, Loredana Raia, Maria Ricchiuti, Ermanno Russo, Michele Schiano di Visconti, Raffaele Topo, Gianpiero Zinzi.

 

IL M5S: “NOI UNICI AD OPPORCI”. “Per due anni abbiamo denunciato puntualmente l’illegittimità delle proroghe concesse per i lavori, rivelatisi tra l’altro inconcludenti, della Commissione d’inchiesta sulle società partecipate della Regione Campania”. Le consigliere regionali M5S Valeria Ciarambino e Maria Muscarà rivendicano di aver presentato “ben due esposti, grazie ai quali oggi la Corte dei Conti ha aperto un’indagine per danno erariale”. I pentastellati si dichiarano “curiosi di sapere quale sarà la posizione, di fronte ai magistrati contabili, del governatore De Luca, della presidente D’Amelio, di Caldoro, Marciano, Cesaro e del paladino della legalità Francesco Emilio Borrelli”. “Come Movimento 5 Stelle in Consiglio regionale – aggiungono – siamo stati gli unici a esprimere voto contrario alle richieste di proroga, richiamando il combinato Statuto e Regolamento che vieta le proroghe e anzi stabilisce, con l’articolo 44 comma 4, che i lavori non superino i 6 mesi. In questo caso sono state chieste e ottenute ben tre proroghe”. Ciarambino e Muscarà rilevano “il dato paradossale”, ossia “che, nonostante due anni, tre proroghe illegittime e ulteriori sessanta giorni non previsti dallo statuto regionale, è stato a tal punto inconcludente il lavoro della Commissione, che all’esito dei lavori il presidente Passariello si è addirittura vergognato di leggere la relazione in aula, limitandosi a inviarla via mail”. E quindi, secondo il M5S “l’unico risultato ottenuto, come conferma l’indagine della magistratura contabile, è quello di aver sperperato impropriamente il denaro pubblico, ben 300mila euro tra ufficio di presidenza e spese per il personale assegnato di supporto”.

Gianmaria Roberti

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