Regionali, mossa M5s per il patto anti De Luca con Pd e DemA

Regionarie 5 stelle per i candidati presidenti in Liguria, Puglia e Toscana: manca la Campania, si tratta con l’obiettivo “grande coalizione”. Dentro i dem e gli arancioni, in pole il ministro Costa. Ma c’è pure Manfredi

Regionali in Campania, una mossa del M5s rilancia i rumors sulla “grande coalizione” con il Pd, per superare il centrodestra. Un’opzione, tuttavia, per mettere fuori gioco Vincenzo De Luca, arruolando anche Luigi de Magistris. Il Blog delle stelle annuncia che da ieri, 3 gennaio, sono aperte le candidature alle regionarie per il candidato presidente di Liguria, Puglia e Toscana. La Campania non c’è, pur rientrando nella tornata elettorale di primavera. Ambienti pentastellati fanno notare come non sia un caso. Tra i grillini, da giorni, si parla di un’ipotesi di accordo con il Partito Democratico. Un patto che includerebbe anche DemA, il movimento di de Magistris. Un’intesa per mandare a casa Vincenzo De Luca, acerrimo rivale dei 5 stelle e del sindaco di Napoli, e scegliere un candidato unitario. Nel M5s campano ritengono assai vicina una convergenza. Candidato in pectore sarebbe il ministro dell’ambiente Sergio Costa, simbolo della lotta ai veleni in terra dei fuochi, da generale del corpo forestale. Il via all’operazione Campania sarebbe la nomina del rettore Gaetano Manfredi, di area Pd, al ministero per l’Università e la Ricerca. Deleghe, in precedenza, nella disponibilità del Movimento 5 stelle con Fioramonti. Tuttavia, l’accordo non sarebbe in discesa. Nel M5s ammettono che “De Luca sta andando avanti come un treno, ed è complicato per il Pd chiedergli ora di fare un passo indietro”. Al tavolo dell’alleanza si studia lo scenario. Nella partita a risiko, potrebbero recitare un ruolo perfino le elezioni suppletive al Senato. Il 23 febbraio si vota a Napoli per sostituire lo scomparso Franco Ortolani, il geologo della battaglie anti rifiuti, eletto nei 5 stelle. Una data da non escludere a priori, come exit strategy per De Luca, da mettere sul piatto della rinuncia. Ma una destinazione improbabile, al momento. Il governatore uscente è già in campo per le regionali, da diverse settimane, giocando d’anticipo. Non ha ancora l’imprimatur del Pd, dettaglio singolare, per un presidente in carica. Ma non è neppure abituato a traccheggiare. Anzi, per sfidare i dubbiosi, prova ad aprire un “dialogo con tutti gli elettori, anche quelli Cinquestelle e del centrodestra”. De Luca è candidato da De Luca, e si sente ringalluzzito dagli ultimi sondaggi. La rilevazione Winpoll per il Corriere del Mezzogiorno lo vede in vantaggio (39,5%) su Caldoro (36,7%) del centrodestra, altro player in attesa di un ok della coalizione. Ma lo stesso sondaggio colloca il M5s (26,2%) in testa fra le liste. Una lezione su cui al Nazareno riflettono. E fonti del Pd confermano: “Per un accordo i candidati di maggiore riferimento sono Manfredi e Costa”. Anzi, la chiamata al Miur dell’ex rettore sarebbe un passaggio per “legittimarlo”. Ma nelle stanze dem precisano che “De Luca è ancora in corsa, la trattativa con i grillini è alle schermaglie iniziali, nulla si decide prima del voto in Emilia”. Le urne emiliane del 26 gennaio sono uno snodo cruciale, ed anche un test per la tenuta del governo. Nel Pd tifano, nemmeno di nascosto, per una débâcle dei 5 stelle, estesa pure alle regionali in Calabria. Negli auspici dem, il ko grillino archivierebbe l’opzione isolazionista. E sarebbe una spinta verso la grande coalizione. “De Luca pensa che alla fine non si riesca a fare – avverte un dirigente Pd di peso-, e si gioca la candidatura fino in fondo. E fa anche bene perché è un candidato forte in sé. Chiaro che se si trovasse la quadra su un candidato unitario, la partita in Campania sarebbe già vinta”. Ma le subordinate restano ancora tante.

Gianmaria Roberti

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